Darfur, profughi inferociti contro l'Onu, intesa in bilico
(ANSA) - NAIROBI, 8 MAG - Non poteva decollare peggio l'intesa di pace sul Darfur - peraltro 'monca', l'ha accettata solo il principale, dei tre gruppi ribelli - siglata venerdi' scorso, dopo quasi due anni di defatiganti negoziati, ad Abuja, capitale della Nigeria. Oggi il vicesegretario dell'Onu responsabile per gli aiuti umanitari Jan Egland e' stato costretto a fuggire dal campo profughi di Kalma (ovest della regione, uno dei piu' grandi, tentano di sopravviverci circa 100.000 persone), da una folla inferocita, che ha scagliato anche sassi e bastoni contro il convoglio che lo aveva condotto in visita. E, dopo il precipitoso ritiro di Egland, gli incidenti sono continuati: un morto, un interprete sudanese dell'Unione Africana (Ua), numerosi feriti, e una casermetta di soldati Ua attaccata. In realta', stando agli osservatori, l'attacco non era scattato direttamente contro l'Onu, ma quando una donna, una rifugiata, ha accusato una delle persone che facevano parte del gruppo Onu di essere (o essere legato, non e' chiaro) un 'janjaweed', letteralmente diavoli a cavallo, le milizie arabe nomadi e musulmane alleate del governo che hanno compiuto le peggiori atrocita' contro la popolazione locale, nera ed animista. Popolazione insorta nel febbraio del 2003, e repressa in modo spaventoso: oltre 200.000 morti, e -tra orrori senza fine- 2,5 milioni di profughi in condizioni disperate.
''Genocidio'', secondo alcune diplomazie, tra cui quella di Washington; il peggior disastro umanitario degli ultimi 10 anni per l'Onu. Proprio questo gruppo comincera' ad essere disarmato dal 15 maggio, secondo quanto ha annunciato oggi a Khartoum il negoziatore capo Majzub al Khalifa Ahmad. ''Il presidente Omar el Beshir'', ha detto la fonte, ''ha gia' dato ordine alle forze armate di condurre quest'operazione''.
L'episodio di oggi e' anche la prova -e lo dimostrano alcune testimonianze raccolte sul posto- che l'intesa di Abuja sembra non soddisfare la maggioranza della popolazione, che preme anche perche' giungano sul campo al piu' presto truppe dell'Onu, avendo constatato che i quasi 7.000 peacekeepers mandati dall'UA di fatto non controllano nulla. E l'ipotesi di caschi blu sembra ormai politicamente garantita: Khartoum, che prima vi si opponeva, ora ha aperto in tal senso. Ma i tempi tecnici non saranno certo brevi. Ed intanto, come l'episodio di oggi conferma, sul campo le cose vanno sempre peggio, e la tensione cresce. C'e' anche un problema tribale, come sempre in Africa. In effetti il leader dell'ala maggioritaria dell'Sla, esercito di liberazione del Sudan, che ha firmato l'intesa, Minni Arcua Minnawi, e' un Zaghawa, tribu' relativamente piccola in Darfur. Quello dell' altra tendenza, che ha rifiutato l'accordo, Mohammad al-Nur e' invece un Fur, che sono etnicamente maggioritari. E quindi, al momento della separazione tra i due, lo spirito tribale rischia di venire fuori con forza. Anche un altro gruppo, ma minore, il Jem (movimento per la giustizia e l'eguaglianza), non ha siglato l'intesa.
Ma le spinte diplomatiche sono fortissime, la stessa Conferenza islamica e' intervenuta oggi facendo pressioni sulle parti perche' accettino tutte. E non a caso, sempre oggi il presidente Usa George Bush ha ordinato a cinque navi di portare immediatamente aiuti d'emergenza ai profughi del Darfur, quindi che siano disposti ancora subito altri interventi per 40.000 tonnellate e chiesto al Congresso di approvare subito, per lo stesso motivo, uno stanziamento per 225 milioni di dollari. La situazione dei rifugiati comunque e' sempre piu' critica: gia' gli interventi erano stati ridotti drasticamente per mancanza di fondi, e quindi la loro distribuzione appariva sempre piu' complessa dati i combattimenti sul campo. Ma ora tra il gesto di Bush, anche politicamente significativo, e l'intesa -seppur 'monca', ma che si spera si allarghi- malgrado il grave incidente odierno le speranze di un avvio a soluzione del dramma del Darfur (regione piu' grande della Francia, circa sei milioni di abitanti) si fanno realisticamente piu' concrete.