sabato, 24 giugno 2006

La mia resistenza contro Ahmadinejad

Intervista a Maryam Rajavi, presidente dell'associazione Donne Democratiche Iraniane, da Io Donna, inserto del Corriere della Sera, del 17 giugno.

Maryam Rajavi è una donna gentile e raffinata. Dai suoi grandi occhi blu, traspare la forza tranquilla della speranza, un sogno di libertà e democrazia che consola il dolore e i lutti che ha patito per tutta la sua vita, All'università di Teheran, facoltà d'ingegneria, partecipò alle proteste contro lo scià. Ma la fine di quel regime segnò l'inizio della rivoluzione dei mullah, il paese aggredito dall'Iraq di Saddam Hussein, allora sostenuto dall'Occidente, precipitò nell'isolamento e nel fondamentalismo religioso. E Maryam continuò a battersi, a partecipare alle marce di protesta, fino a quando non fu costretta a lasciare il paese, negli anni Ottanta, per rifugiarsi a Parigi.

Tutti e due i regimi hanno inferto ferite profonde alla sua famiglia. Una sorella, Narges, uccisa dalla polizia dello scià, un'altra, Massoumeh, dai guardiani della rivoluzione di Khomeini, mentre era incinta di otto mesi.

Il regime uccide anche suo cognato. Se un giorno, l’Iran si aprirà alla democrazia, Maryam Rajavi, 54 anni, è candidata a guidare il periodo di transizione. Partiti e movimenti dell’opposizione in esilio, l’hanno eletta 14 anni fa presidente dell' CNRI, il consiglio nazionale della Resistenza.

Chi è davvero Amahdinejad? Un fanatico fondamentalista, o un politico con una strategia?
” Amahdinejad è il primo esponente del regime iraniano e ne rappresenta la continuità strategica. E’ anche un terrorista, coinvolto nell’esecuzione di almeno un migliaio di oppositori, è uno dei comandanti delle guardiani della rivoluzione ed è uno degli ispiratori della politica nucleare”.

Fino a che punto si spingerà il regime?
”La strategia del regime consiste nell’esportazione del fondamentalismo islamico e del terrorismo, nella presunzione di essere riferimento di 1,5 miliardi di musulmani nel mondo, anche se non sa rispondere ai bisogni degli iraniani. E’ una strategia di sopravvivenza, perché non resisterebbe alla minima apertura. Favorendo l’elezione di Amahdinejad alla presidenza, la guida suprema religiosa Khamenei ha dichiarato guerra alla comunità internazionale. E’ una strategia di corto respiro, direi suicida.”

Perché?
“La sola alternativa sarebbe mettere fine alla repressione degli iraniani, farla finita con le interferenze in altri Paesi e condividere le regole internazionali, ma in questo modo il regime crollerebbe”.

E’ però innegabile un certo sostegno popolare ad Amahrinejad. In fondo, ha sconfitto il candidato degli imam, Rafsanjavi.
”Le elezioni non sono state libere e democratiche. La selezione è stata imposta da Khamenei, per controllare le differenti fazioni all’interno stesso del potere. E Amahdinejad è esecutore leale del potere di Khamenei. Come in passato, il regime cerca di far vedere un supporto popolare, ma è una messinscena.”

In questi giorni, Rafsanjavi ha criticato la politica estera del governo.
”Si tratta di contestazioni di facciata. Il regime è compatto sul programma di nucleare e sulla strategia d’ infiltrazione in Irak. Il regime cerca di prendere tempo, prova ad ammorbidire l’occidente, ma gli obbiettivi sono sempre gli stessi.”

Vi aspettate una posizione netta e ultimativa del Consiglio di Sicurezza?
”Speriamo che il mondo abbia fatto tesoro dell’esperienza. Più si perde tempo in tentativi di conciliazione e più l’Iran si avvicina alla bomba nucleare. Speriamo che Russia e Cina non commettano l’errore fatto in questi tre anni dagli europei. Speriamo in una linea di fermezza, prima che si arrivi alla catastrofe.”

Per fermezza intende sanzioni, embargo o opzione militare?
”Vorrei che si rinunciasse alla politica di conciliazione. Si devono imporre sanzioni progressive : politiche, diplomatiche, e commerciali, sospendendo vendita di armi e tecnologie. Vorremmo il sostegno internazionale ad un popolo che vuole vivere in democrazia. Vorremmo il riconoscimento della resistenza iraniana. Vorremmo che i muhajiddin del popolo siano cancellati dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche in cui sono stati inseriti per compiacere il regime. Vorremmo che i Paesi occidentali la smettessero di pensare a breve termine, secondo i propri interessi. Siamo invece contrari assolutamente ad un intervento di tipo militare.”

Non crede che la guerra in Irak abbiamo accelerato i progetti nucleari di difesa?
”Il regime sviluppa la politica nucleare non da tre, ma da venti anni. Il regime vuole tenere sotto ricatto la comunità internazionale, per sviluppare la propria politica. Un’arma nucleare nelle mani di un regime fanatico e fondamentalista è molto pericolosa, anche perché questo regime controlla un paese con enormi risorse economiche”.
Non sempre i movimenti di resistenza in esilio hanno dato prova di credibilità. Pensiamo all’esperienza irakena.
”Quelli che pretendevano di rappresentare l’Irak erano individui singoli, sostenuti da vari servizi segreti. Noi siamo una resistenza organizzata dentro e fuori l’Iran. Per me parlano le sofferenze patite dalla mia famiglia. Ogni membro della resistenza rappresenta i sacrifici della lotta al regime, con decine di miglia di amici o familiari uccisi o torturati”.

Le misure di embargo in passato hanno rafforzato i regimi che le hanno subite.
“La situazione iraniana è diversa per il carattere popolare e vasto della resistenza. L’Iran è un Paese ricco, ma l’80% della popolazione vive in povertà. Gli iraniani non beneficiano delle risorse del Paese. La maggioranza degli iraniani è contro una politica nucleare insensata e ingiustificata.”

Come sono state possibile grandi manifestazioni di protesta, ad esempio degli studenti?
”Esistono una vera resistenza e una vera opposizione che il regime non riesce a cancellare. Ci sono migliaia di manifestazioni, ma vengono soppresse con arresti di massa, come è accaduto qualche settimana fa con gli autisti di autobus. Nel primo giorno di sciopero, 2000 autisti sono state arrestati, anche i loro figli e le mogli. Le donne sono le prime vittime del regime misogino.”

In occidente abbiamo visto segnali di apertura, proprio nei confronti delle donne.
“Si tratta sempre di immagini ad uso esterno. La realtà è diversa: povertà, corruzione, repressione e restrizione della libertà delle donne. Le donne sono controllate persino a casa loro.”

Qual è il vostro progetto per l’Iran democratico?
” Siamo per la libertà religiosa e per la separazione della religione dallo Stato. Siamo per l’uguaglianza tra uomini e donne. Vogliamo che le donne abbiano un ruolo attivo nella democrazia, nell’economia e nella politica del paese. Quello che noi proponiamo è l’antitesi del regime dei mollah : libertà di espressione, di religione, di pensiero. Il popolo iraniano ha sempre combattuto contro tutte le dittature. L’occidente e gli americani si sono sempre resi conto in ritardo dei loro errori strategici, ma li hanno sempre ripetuti. Oggi il regime è vicino alla bomba atomica e lancia campagne di reclutamento di kamikaze, per esportare il terrorismo. Vi hanno aderito almeno 40 mila persone. I primi vengono utilizzati in Irak contro le truppe americane e per fomentare la guerra civile. Il momento di fermare tutto questo è arrivato.”

Massimo Nava

postato da: MelancoliaI alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: donne, iran
martedì, 13 giugno 2006

Akbar Ganji cittadino di Firenze

Un gesto che fa onore al Comune e al sindaco di Firenze. Pur essendo spesso critica nei confronti di Domenici, devo riconoscergli questo merito.

FIRENZE — «Sto bene, ora. Mi fanno male solo gambe e schiena: perché in carcere si dorme per terra. Le mie idee? Nessun pentimento. Nessuna richiesta di perdono. Roba da Paesi fascisti, totalitari. Anzi, in questi anni ho assunto posizioni più radicali». Akbar Ganji, 47 anni, moglie e due figli, giornalista e saggista iraniano, ha sulle spalle sei anni e tre mesi di carcere politico. Le colpe? Aver scritto nel 2000 La segreta dei fantasmi, accusa aperta al regime per la catena di delitti di intellettuali avvenuta alla fine degli Anni '90 e poi Arcipelago delle carceri, saggio sequestrato dopo l'uscita, descrizione dell'Iran come un immenso penitenziario. E aver teorizzato, dopo aver studiato Hannah Arendt e Karl Popper, che il regime iraniano è sostenuto da un «fascismo religioso» simile ai totalitarismi europei, lontano dalla radice dell'Islam. È uscito di carcere solo a marzo: è magrissimo ma combattivo. Da due giorni è in Italia. Oggi (ieri NdMF), alle 18, riceverà a Palazzo Vecchio dal sindaco Leonardo Domenici la cittadinanza onoraria e il Gonfalone d'argento. In Italia Ganji è sostenuto dall'International Safety and Freedom, che nel 2005 lo premiò col Comune di Siena quando era in carcere e dalla «Iniziativa per la libertà di espressione in Iran» che lo ospita.
Ci parli di questo Arcipelago delle carceri iraniano, signor Akbar Ganji.
«Presi spunto da Michel Foucault che studiò il potere analizzando polizia, università, ospedali. L'Iran è un arcipelago di carceri. Si controllano le telefonate. Il sistema chiude giornali e censura libri, cinema, tv, cambia professori all'università, organizza contromanifestazioni a favore del regime. In carcere dicevo: io sono in prigione, ma lo siete tutti voi iraniani. Solo che la mia è più piccola...».
Il sistema di potere iraniano è dunque «fascista» Ganji?
«Il fascismo in Italia e in Germania, e lo stalinismo in Russia, riuscirono a intaccare la società civile. In Iran c'è chi spera di costruire uomini "nuovi" tutti uguali, imporre il pensiero unico. Gramsci diceva che così si arriva all'adorazione del capo. Ma la società civile iraniana si oppone. Grazie soprattutto alle nuove tecnologie: Internet, tv via satellite, telefoni cellulari. Impossibile arginarli e immaginare "l'adorazione del capo", anche se il sistema lo vorrebbe. Poi c'è l'economia di mercato, e la globalizzazione, i necessari scambi internazionali per i parametri imposti dal Wto, l'organizzazione mondiale del commercio. L'Iran ha chiesto di aderire: le regole, vedrete, favoriranno la democrazia...».
Definirebbe fascisti i vertici iraniani?
«In Iran il movimento "fascista religioso" è appoggiato da anni da settori dello Stato. Per esempio. gli intellettuali vengono uccisi. Ma tutto viene insabbiato, come avvenne con la fotografa Zahra Kazemi».
Il presidente Ahmadinejad può contare su una base popolare?
«Non abbiamo un vero presidente così come non c'è una vera repubblica democratica. Il potere autentico è nelle mani della Guida suprema, Alí Khamenei, che ha nel presidente un vice operativo. Ciò che si dice sugli Usa, sull'Olocausto appartiene a Khamenei. Il sostegno popolare al regime? Nei Paesi democratici esistono sondaggi ed elezioni libere. Strumenti che l'Iran non ha. Khamenei non viene eletto dal popolo e la sua carica è a vita e nessuno può dimissionarlo».
E qual è l'opinione diffusa tra i giovani?
«In simili condizioni ciascuno può sostenere ciò che vuole. Ma tutti i loro comportamenti, i loro gusti sembrano in aperto contrasto con quelli che il regime chiama "valori islamici". Basta girare per le università e nei luoghi pubblici per capire quale sia il clima» . Come risolvere il nodo iraniano? Per esempio, con una nuova rivoluzione?
«Io sono ostile alle rivoluzioni generiche, proprio come Hannah Arendt: sono destinate a trasformarsi in altri regimi totalitari dopo sangue, violenze, processi sommari e fucilazioni. L'unica rivoluzione possibile, a mio avviso, è quella americana, ben diversa da quella francese: portò libertà, uguaglianza di diritti, consenso. Occorre insomma sostituire una dittatura con la libertà. Soprattutto in Iran dovremo perdonare, ma senza dimenticare. Non si può costruire una autentica democrazia sull'odio e sulla vendetta».
Quale ruolo possono avere gli Stati Uniti? Spesso dagli Usa arrivano voci di possibili interventi in Iran. Che ne pensa?
«Soltanto gli iraniani dovranno essere protagonisti di questi cambiamenti. Abbiamo bisogno di aiuto: ma solo morale e da tutto il mondo, non solo dagli Usa. Per esempio, l'Europa dovrebbe ritrovare un suo ruolo abbandonando gli interessi economici immediati. Purtroppo per ora, nella vicenda Usa-Iran, si sentono solo le voci dei due estremismi. Si parla di un possibile scontro. Io sono, è vero, un oppositore del regime. Ma lotto per un Iran prospero e libero. Non mi auguro certo che qualcuno intenda distruggere una parte del mio Paese o uccidere la mia gente».
Come finirà lo scontro sulla vicenda nucleare, Ganji?
«Il regime ha lanciato una sfida donchisciottesca al resto del mondo. In realtà l'Iran dovrebbe battersi per il disarmo e la denuclearizzazione. Avrebbe l'appoggio del mondo».
Capirà da solo che questa è utopia. La realtà?
« C h i ha messo l'Iran su questa via non otterrà nulla di buono. So che rischierò ancora la prigione, ma non si può tacere di fronte a certe cose. Chiedo: l'Unione Sovietica aveva la bomba atomica, si sentiva una grande potenza, no? Eppure è crollata dal suo interno. Perché, se c'è la bomba atomica ma non c'è la democrazia, quel crollo prima o poi arriva. E poi bluffare in questo campo può essere dannoso. Prendiamo Saddam: non era quello che diceva: "Se mi attaccano, vedrete cosa succede?". S'è visto, cosa è successo...E dov'è ora Saddam? In prigione. In una sfida c'è chi arriva a scoprire le carte. E in quel caso a pagare sarebbe il popolo iraniano. Con una guerra. Cioè con la morte di tanta gente comune. E un intellettuale come me non può tacere di fronte a questa possibile atrocità».

postato da: MelancoliaI alle ore 14:52 | link | commenti (2)
categorie: iran
venerdì, 26 maggio 2006

Salvate Nazanin!

On January 3, 2006, 18-year-old Nazanin was sentenced to death for murder by court in Iran after she reportedly admitted fatally stabbing one of three men who attempted to rape her and her 16-year-old niece in a park in Karaj (a suburb of Tehran) in March 2005. She was seventeen at the time. Her sentence is subject to review by the Court of Appeal, and if upheld, to confirmation by the Supreme Court.

According to reports in the Iranian newspaper E’temaad, Nazanin told the court that three men had approached her and her niece, forced them to the ground and attempted to rape them. Seeking to defend her niece and herself, Nazanin stabbed one man in the hand with a knife that she possessed. As the men continued their attack, she stabbed another of the men in the chest, which eventually caused his death. She reportedly told the court “I wanted to defend myself and my niece. I did not want to kill that boy. At the heat of the moment I did not know what to do because no one came to our help”. She was nevertheless sentenced to the maximum punishment possible under the law, death by hanging.

Urgent action is needed to help save a young life whose only crime was an attempt to defend herself. Nazanin and many like her are caught between two undesirable options. On one hand, Iranian Penal Code severely limits the possibility of using ‘self-defense’ as a legitimate defence to aggression. On the other hand, if Nazanin had allowed the rape to take place, she could still be imprisoned, flogged or stoned for having sex outside of marriage unless four male witnesses to the actual rape would testify on her behalf.

Next week, the Iranian Supreme Court is due to review her case, and as the Save Nazanin website says: "If the death sentence is upheld, the execution may be carried out shortly after. This means that we may only have one or two weeks left to save Nazanin. Based on past cases, it is known that if the Iranian government receives official letters from the UN, EU, USA or big and influencial international bodies, they often do not go ahead with the execution. We need the most amount of public outcry this week."

Piccoli particolari: i giudici hanno ignorato le parole della giovane e dei testimoni oculari e le prove. È risultato anche che gli aggressori erano i membri della milizia paramilitare del Bassidj della città di Karadj. Il tutto nell'assordante silenzio dell'ONU e delle ONG.

Qui potete firmare la petizione per salvare la vita di Nazanin.

postato da: MelancoliaI alle ore 08:07 | link | commenti (11)
categorie: donne, iran
domenica, 02 aprile 2006

Nuovo appello della resistenza iraniana

Questa volta si tratta di una madre condannata all'impiccagione per aver difeso la figlia dalla violenza del marito. E' una condanna tanto più odiosa in quanto punisce un atto legittimo e assolutamente naturale come proteggere la propria prole. Una donna non ha più il diritto di fare quel che l' amore materno le detta per la legge aberrante dei teocrati che vogliono l'atomica. Fino a che punto deve arrivare il regime iraniano perché l' Europa e la comunità internazionale aprano gli occhi???

Questa volta il sorteggio della morte ha toccata una donna che vive da 9 anni nelle carceri disumane del regime dei mullah e accusata di aver difesa l’innocenza di una figlia 15 enne dalla violenza carnale del marito!

Care amiche e cari amici!
Nei giorni di festa del capodanno persiano, in cui la gente si scambia tradizionalmente i gesti d’affetto e di cortesia, l’apparato della morte del regime dei mullah si è messo in moto per spargere e fomentare il terrore e la violenza. Con l’uccisione delle donne innocenti che tra l’altro loro stesse sono le prime vittime di questo sistema, cercano di ricompensare i fallimenti subiti durante il deferimento del caso nucleare al Consiglio di sicurezza dell’Onu e durante le manifestazioni registratesi per la festa del fuoco appena trascorso.

Questa volta il sorteggio della morte ha toccata una donna che vive da 9 anni nelle carceri disumane del regime dei mullah e accusata di aver difesa l’innocenza di una figlia 15 enne dalla violenza carnale del marito! La donna si chiama Fatemeh Haghighat-Pajouh, guarda caso la traduzione del cognome in italiano è molto suggestiva ( ricercatrice della verità). In questo momento Fatemeh vive nel terrore del cappio al collo. Secondo le informazioni giunte dall’Iran, l’esecuzione è prevista nei primi giorni del dopo le feste iraniane del Nooruz che si finiscono il 2 aprile con la festa di Sisdebedar, ove tutta la popolazione esce dalle case e si rifugia nella campagna per espellere i mali e ricaricarsi di nuove energie e speranze. Per esempio durante questa giornata le ragazze girando tra le erbe di campagna trovano due fili lunghi d’erba e riunendosi le estremità in un nodo esprimono il desiderio di trovare nell’anno avvenire, il marito.

Fatemeh è stata vittima della violenza del marito temporaneo con cui viveva assieme alla figlia 15enne. Un giorno l’uomo tentò di violentare la figlia di Fatemeh. Nella difesa dell’innocenza della figlia, Fateeha fu costretta ad usare tutte le sue forze materne pur salvare la sua bambina dalle violenze di un uomo che in quel momento cercava di strapparle la figlia. L’uomo morì durante la colluttazione e da quel momento Fatemeh è diventata cliente permanente delle carceri dei Mullah senza tener conto che lei ha voluto soltanto difendere l’innocenza della figlia. Da quel giorno sono passati 9 anni e 4 anni fa grazie alla campagna avviata dalla figlia di Fatemeh e dalle proteste internazionali fu salvata all’ultimo momento dall’esecuzione.

Va aggiunto che il 7 ottobre del 2004 (Index no: MDE 13/041/2004 Date: 08/10/2004), Amnesty International iniziò una campagna urgente per salvare la vita di Fatemeh Haghighat-Pajouh. Anche oggi, noi dell’Associazione per la difesa dei diritti delle donne iraniane, lanciamo un grido d’allarme e d’aiuto per salvare la vita di questa donna, vittima sociale di questo regime dei barbari. Chiediamo a tutte le donne e gli uomini liberi del mondo di aderire alla nostra campagna per salvare la vita di Fatemeh Haghighat-Pajouh.

Inviare fax o e-mail di protesta
alle autorità seguenti:
His Excellency
Ayatollah Sayed ‘Ali Khamenei
The PresidencyPalestine Avenue,
Azerbaijan Intersect
Tehran Islamic Republic of Iran
Fax: 0098 21 649 5880

His Excellency
Jamal Karimi Rad
Ministry of Justice
Park-e Shahr Tehran
Islamic Republic of Iran
Fax: 0098 21 311 6567

Repubblica Islamica dell'Iran
Ambasciata Presso
Lo Stato Italiano
00162 Roma (RM) -
Via Nomentana, 361,
Fax: (+39) 06.86328492

(Grazie mille a Orpheus)

postato da: MelancoliaI alle ore 17:17 | link | commenti (2)
categorie: iran
martedì, 21 marzo 2006

Una buona notizia

E' stato liberato il dissidente iraniano Akbar Ganji. Le pressioni di USA, ONU e UE hanno avuto effetto, almeno stavolta. Ecco la cronaca di Alessandra Coppola dal Corriere della Sera di ieri:

Una lunga barba grigia e incolta, il volto pallido e magrissimo.
Qualcuno degli amici accorsi nella casa a nord di Teheran per festeggiarlo ha fatto fatica a riconoscerlo. Dopo sei anni di prigione il giornalista iraniano Akbar Ganji è tornato tra i suoi. Le due figlie adolescenti, la moglie Masoumeh: «Pesa solo 49 chili, è debolissimo. Ma noi siamo così contente...». E lui nelle foto non smette di sorridere: «Il carcere e le pressioni non sono riusciti a cambiare le mie idee — dice —. Oggi sono ancora più deciso a dire ciò che dicevo sei anni fa». A suo modo, è una vittoria.
La prigione ha trasformato il fisico. Ganji ha adesso dei forti dolori al ginocchio e alla schiena, probabilmente sarà operato. Gli anni trascorsi in cella di isolamento sono stati durissimi. Sessanta giorni di sciopero della fame l'estate scorsa l'hanno profondamente segnato. «Socrate ha scelto la morte perché le sue idee continuassero a vivere», scriveva all'amico e maestro Soroush in una lettera del 10 luglio, quando il lungo digiuno stava per ucciderlo.
A tutto questo il più celebre dei dissidenti iraniani alle fine è sopravvissuto. E senza aver dovuto abiurare al credo riformista, come avrebbero voluto le autorità di Teheran. «Sono più radicale ora di prima», dice, suscitando la preoccupazione della moglie: «Non vogliamo che torni in prigione. Le mie figlie hanno bisogno del padre. Abbiamo sofferto abbastanza...».
Gli avvocati che l'hanno seguito in questo periodo di detenzione gli suggeriscono cautela e poche selezionate dichiarazioni, almeno fino alla fine del mese. L'ipotesi di un ritorno in cella per scontare gli ultimi giorni di condanna, però, sembra da escludere: Ganji è stato portato a casa venerdì notte quasi allo scadere della pena (che si estinguerà ufficialmente il 30 marzo), in occasione delle feste per il capodanno persiano, Nowruz, che si concludono il 3 aprile.
La liberazione anticipata è probabilmente un segnale di buona volontà del regime ultraconservatore del presidente Ahmadinejad in un momento di delicate relazioni diplomatiche (attesa a giorni la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu sul dossier nucleare). Forti le pressioni per la scarcerazione dagli Usa. Lo stesso presidente George W. Bush aveva lanciato un appello: «Mr Ganji, nella sua battaglia di libertà l'America è con lei». E per il dissidente si erano mosse Unione Europea e Nazioni Unite. L'associazione per la libertà di stampa Reporters sans frontières ringrazia «chi ha difeso il giornalista: la mobilitazione della comunità internazionale non è stata vana».
Sul piano interno la liberazione di Ganji dà nuovo impulso all'opposizione e al movimento degli universitari. «È diventato ancora più popolare per la sua resistenza — dice il leader studentesco Abdullah Momeni al New York Times —: ha scontato tutta la pena senza mai mostrare segni di resa alle pressioni. E non ha mai rinnegato ciò in cui crede. In più gli studenti trovano le proprie idee molto vicine a ciò che Ganji ha scritto e detto sul sistema repubblicano». Esattamente ciò che lo ha portato in carcere. «Attentato alla sicurezza dello Stato», è scritto nella sentenza (10 anni ridotti in appello a sei), «insulto al fondatore della Repubblica islamica e ai valori sacri del regime».
Seguace entusiasta della Rivoluzione del '79, ex pasdaran e guardia del corpo di Khomenei, Ganji, 46 anni, con il tempo muta radicalmente opinione. Lo studio della filosofia occidentale, la lettura di Hannah Arendt e Karl Popper, il lavoro di giornalista, le inchieste politiche: progressivamente si allontana dal regime islamico, di cui mette ora in risalto la natura totalitaria, e inizia la sua battaglia non violenta per un Iran laico e democratico.
Nel nutrito dossier che il regime compila contro di lui, il peso maggiore ce l'hanno gli scritti che indicano alti dirigenti di Teheran, tra cui l'ex ministro dell'Informazione Ali Fallahian, come mandanti degli omicidi di intellettuali alla fine degli anni Novanta. Ad aprile 2000, al ritorno da Berlino dove ha preso parte, insieme ad altri riformisti, a una Conferenza sull'Iran, viene arrestato. E diventa «eroe» della lotta alla teocrazia sciita. «Oggi il mio volto disfatto è il vero volto della Repubblica islamica dell'Iran — scrive a luglio dal carcere —. Sono il simbolo della giustizia che mette in luce l'intera portata dell'oppressione di chi governa».

postato da: MelancoliaI alle ore 06:40 | link | commenti (5)
categorie: iran
domenica, 19 marzo 2006

Salvate i dissidenti iraniani!

Stamattina ho ricevuto nella mia casella di posta quest'appello, già comparso in alcuni siti di TV. L'ho firmato e vi invito a fare altrettanto.

APPELO PER SALVARE LA VITA DEI PRIGIONIERI POLITICI IN IRAN!

Secondo le informazioni provenienti dall’Iran, il regime dei mullah ha l'intenzione di giustiziare, durante le vacanze del nuovo anno iraniano che cominciano dal 20 Marzo, un certo numero di prigionieri. "vi elimineremo tutti" hanno detto varie volte le autorità carcerarie della prigione di Gohardacht ai prigionieri politici, se il Consiglio di sicurezza dovesse adottare delle sanzioni contro Iran.

Un prigioniero politico adesso in pericolo d'esecuzione si chiama Valiollah Feiz-Mahdavi, 28 anni, arrestato nel 2001 e condannato a morte. A seguito dell'impiccagione di Hodjat Zamani, membro dei Mojahedin del popolo Iraniano avvenuta il 7 febbraio, il regime disumano dei mullah minaccia ormai di giustiziare tutti i prigionieri politici di Gohardacht, e specialmente il sig. Feiz-Mahdavi.

Il raporto di Amnesty International del 27 Febbraio 2006 rivela, “Tra coloro considerati a rischio ci sono Sa'id Masouri (vedere Urgent Action AI Index MDE 13/018/2002), un membro del PMOI rinchiuso in isolamento nella sezione 209 della prigione di Evin dalla fine del 2004; Khaled Hardani, Farhang Pour Mansouri e Shahram Pour Mansouri (vedere Urgent Action AI Index: MDE 13/003/2005), che tutti e tre presero parte al dirottamento di un aereo quando Shahram Pour Mansouri aveva solo 17 anni; Gholamhossein Kalbi e Valiollah Feyz Mahdavi, entrambi membri delPMOI, e Alireza Karami Khairabadi.”

 

Alla vigilia della riunione della commissione per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite a Ginevra, la resistenza iraniana chiede a tutte le organizzazioni internazionali interessate a prendere azioni urgenti per fermare il massacro dei prigionieri politici in Iran. Il silenzio e l'inerzia della Comunità internazionale riguardo a queste crescenti minacce, non fanno che incoraggiare il regime a condurre a termine le sue intenzioni di giustiziare i prigionieri politici.

 Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia
Via delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail: donneiran@yahoo.it
Per ulteriori notizie potete visitare il sito www.donneiran.org

Notare l'assordante silenzio dei pacifisti, dei non violenti e degli attivisti contro la pena di morte nostrani, con la lodevole eccezione di Nessuno tocchi Caino . Mi par di capire che se non c'entrano gli amerikani lorsignori non si scomodano, tanto più che non c'è da guadagnar voti...

postato da: MelancoliaI alle ore 09:45 | link | commenti (4)
categorie: iran
sabato, 11 marzo 2006

Una mimosa vi seppellirà

Evidentemente anche una festa che noi occidentali snob consideriamo commerciale può avere un significato eversivo, se Ahmadinejad l'ha perentoriamente vietata. La prossima volta, cari europei ambosessi, meno chiacchiere e più sostegno a queste donne coraggiose in lotta contro un regime oppressivo. 

CNRI, 5 Marzo - Secondo quanto ha dichiarato un responsabile degli affari femminili del ministero degli interni, il governo di Ahmadinejad ha proibito qualsiasi manifestazione in occasione dell’8 marzo, giornata mondiale della donna.
Sassoni, direttrice generale dell’ufficio delle donne del ministero degli interni che si trovava nella città di Zahedan ha detto:” per nessun motivo si devono organizzare delle manifestazioni per 8 marzo. In questa occasione nessuna formazione femminile ha organizzato delle manifestazioni.

Nonostante le dichiarazioni di Sassoni, diverse formazioni e organizzazioni femminili, nei comunicati rilasciati per questa occasione hanno indetto per la giornata mondiale della donna un grande raduno presso il park Laleh di Teheran.

(Mi rendo conto che questo post è in un ritardo mostruoso, ma i giorni scorsi non ho avuto tempo di aprire Tocque-ville In fondo, meglio tardi che mai,no? Grazie a Fuori dal ghetto)

postato da: MelancoliaI alle ore 11:33 | link | commenti
categorie: iran
domenica, 05 marzo 2006

Non so perché mi affascina tanto l'arte iraniana. Non è solo Omar Khayyam o il mito dell'Oriente, credo. Nelle pitture, nelle architetture e negli objets d'art dell'antica Persia trovo una leggerezza, una poesia, una grazia, insomma quel non so che che mi commuove. Quando poi vedo queste immagini, non posso fare a meno di chiedermi: dov'è finito quel mondo?

 Lutf'Ali Khan, Rosa e usignolo (XVII sec)

 Adamo e gli angeli, miniatura (1570 ca)

 Brocca, XII-XIII sec

 Piatto a decorazione cufica, XI-XII sec.

 Cosroe e il visir davanti alle rovine, 1580 circa

 Tappeto "di Mantes", XVI sec.

 

Tappeto "vaso", XVII-XVIII sec.

 Lo scià Abbas I e il suo paggio, 1627

"Che tu possa ricevere ciò che desideri da tre labbra: quelle del tuo amante, quelle del ruscello e quelle della coppa".


Update: un bel post di JimMomo espone le idee di Shirin Ebadi, Muhammad Sahimi e Richard Perle sulle strategie per abbattere il regime iraniano. 

postato da: MelancoliaI alle ore 08:00 | link | commenti
categorie: arte, iran

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