E' a dir poco preoccupante la notizia riportata da Daniel Pipes nel suo blog. Ali Gomaa, il Gran Muftì d'Egitto, avrebbe emesso una fatwa che proibisce di esporre statue nelle abitazioni private. Anche se non si parla di luoghi pubblici o musei (ma alle collezioni private che succederà?), molti egiziani, fra cui lo scrittore Youssef Ibrahim, temono che il decreto religioso possa condurre qualche fanatico a danneggiare le statue dell'epoca dei Faraoni, al Cairo come a Luxor. Ovviamente speriamo che queste previsioni si rivelino troppo pessimistiche, ma se pensiamo ai tristi precedenti dei Buddha afghani o ai millenari edifici della Mecca distrutti in nome dello zelo religioso (scrive The Independent:The Washington-based Gulf Institute estimates that 95 per cent of millennium-old buildings have been demolished in the past two decades) c'è poco da stare allegri. Yusuf al-Qaradawi, considerato il più importante muftì sunnita vivente, ha dato manforte al collega egiziano scrivendo: Islam has proscribed all that leads to paganism or smells of it – statues of ancient Egyptians included. Le stesse, folli idee di chi, all' inizio della Rivoluzione iraniana, voleva abbattere i resti dell'antica Persepoli, o degli iconoclasti che distrussero, nell'Impero bizantino come nella Germania protestante, capolavori inestimabili. Mi domando se un giorno non verranno colpite anche opere d'arte islamica considerate "blasfeme", magari i codici miniati che raffigurano il Profeta: si sa, una ciliegia tira l'altra...
L'Italia ha conosciuto il fanatismo cieco del Savonarola e dei suoi seguaci, che ridussero in cenere un patrimonio inestimabile in nome della lotta al paganesimo e alle "vanità". Ha conosciuto i Lanzichenecchi, tanto avidi delle favolose ricchezze di Roma quanto pieni di odio per il Papa-Anticristo, al punto da sfregiare per sempre gli affreschi delle Stanze di Raffaello. In nome di queste ferite passate dovrebbe fare di tutto affinché simili scempi non si ripetano in Paesi non troppo lontani.
