
Nihil difficile volenti 
Interno sera, un accogliente e tranquillo salotto. Una ragazza sta sfogliando un libro dedicato alla storia della Ferrari. Il padre si lascia cadere sulla poltrona accanto a lei, in attesa di vedere la partita, e butta distrattamente l'occhio su una monoposto rossa numero 27.
- Gil - si lascia sfuggire, scandendo bene la sillaba come se fosse qualcosa di grande importanza.
-Sì, Gil - gli risponde la figlia stupita. Che lei ricordasse non le aveva mai parlato prima di quel pilota che era stato il suo idolo. E' proprio vero, dunque, che lo adorava?
-Era matto, e a me piacciono i matti - risponde lui con un sorriso ironico e insieme nostalgico, come se stesse ripercorrendo i momenti più belli della giovinezza. Un sorriso che gli resterà sulle labbra per tutta la serata.
-Perché matto?
-Perché non si arrendeva mai all'idea di restare dietro a qualcuno: appena vedeva uno spiraglio cercava di sorpassare. Le tentava tutte pur di vincere, a costo di sfasciare l'auto e non andare a punti. A me la sua condotta di guida piaceva, ma molti lo criticavano ferocemente...
-Non Enzo Ferrari.
-No, Ferrari lo difese sempre. Gli sarà costato più di chiunque altro in macchine e ricambi, ma gli voleva bene e alla fine ebbe ragione. L'aviatore che faceva incidenti spettacolari e guidava con un coraggio al limite della follia è entrato nella leggenda...
E continua a raccontare, sul filo del ricordo.
-Nel 1979 forò una gomma durante un Gran Premio e tornò ai box correndo come una furia: ricordo le scintille sprigionate dalla sospensione posteriore, dopo che lo pneumatico si era sfaldato! Fu lo stesso anno del duello con Arnoux, un episodio memorabile della F1, che oggigiorno, con tutti i controlli elettronici, sarebbe impossibile da ripetere.
Poi venne
-E l'incidente?- chiede lei sottovoce, esitando. La curiosità indiscreta di chi quel pilota mitico non l’ha mai visto è più forte del timore di risvegliare ricordi dolorosi.
L’uomo s'incupisce per un attimo. - Fu una tragica fatalità, ma io continuo a pensare che Pironi abbia fatto la sua parte. Ovviamente non fu lui ad ucciderlo, ma contribuì ad alterare il suo stato mentale con il suo comportamento scorretto nella gara precedente, ad Imola. Avrebbe dovuto tenere la seconda posizione invece di sorpassarlo per vincere! E Gilles, che era stato sempre corretto con i compagni di squadra (ad esempio con Scheckter) s’infuriò a buon diritto. Avrebbe voluto vendicarsi a Zolder, ma la fortuna non fu dalla sua parte...
Alcune pagine dopo si parla proprio del pilota italo-francese, che una foto mostra in atteggiamento amichevole con Villeneuve. Cosa può averlo spinto a tradire un compagno del quale sembrava amico? L'invidia? Il desiderio di primeggiare?
- Mass non capì da quale lato Villeneuve lo volesse sorpassare e si spostò a destra: l’impatto fu inevitabile. La monoposto fece due o tre capriole e ricadde sulla pista, proiettandolo contro la recinzione. Ma Gil vive ancora nel nostro cuore. Anche dopo 25 anni resta il mio pilota preferito: non ho mai amato altri piloti quanto ho amato lui. Nessuno l’ha eguagliato, nemmeno il figlio.
- Insomma, cosa lo rendeva così speciale?
Ecco che ritorna il sorriso nostalgico di prima. –Era un puro, un idealista. Correva per vincere e dava il massimo in ogni singola gara, senza mai dimenticare la lealtà e l’onestà. Non era un calcolatore alla Prost, non pianificava il punteggio da totalizzare in questa e in quella gara, non si accontentava di un risultato modesto pur di guadagnare punti. Soprattutto faceva cose che nessun altro aveva il coraggio di fare: sorpassi impossibili, ruotate, controsterzi violenti. Anche se non ha mai portato a casa un mondiale, ci ha regalato emozioni più di chiunque altro. Io non ho mai sopportato i “ragionieri” che calcolano tutto e s’impegnano solo lo stretto necessario, preferisco chi rischia e lotta fino alla fine. Nella Formula 1 di oggi, però, vedo solo tanti ragionieri la cui abilità si esprime unicamente nel controllare l’elettronica…
Intanto il tempo è volato, novanta minuti di calcio si sono dispiegati invano sullo schermo della TV. Nell’aria quieta aleggia qualcosa. Il virus della febbre trasmessa da un piccolo eroe canadese.
