Avete presente quelle assurde sequenze di lettere che sembrano uscite dalle mani di un op artist impasticcato? Sì, quelle che devi ricopiare in una casella e che ogni volta ti mandano in tilt i nervi ottici.
Si chiamano captcha e servirebbero, in teoria, ad evitare lo spam. Il concetto di base è che per un computer dovrebbe essere impossibile decrittare un testo deformato (dovrebbe) pertanto questo test dovrebbe impedire alla macchina di entrare nel server e permettere agli umani di scrivere. Peccato che non a tutti gli umani sia consentito: a non vedenti ed ipovedenti i captcha sbarrano la strada. Una barriera architettonica immateriale ma pesante, che limita la libertà d'espressione di uomini e donne a causa dei loro problemi fisici. Ciò è discriminatorio, illegale e contrario ad ogni norma di civiltà. Le alternative,per giunta, ci sono.
Perla ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro le word verifications. Da dietro le mie lenti da miope (-7 e -5 decimi), aderisco e vi invito a diffondere il messaggio e ad eliminare i captcha ottici dai vostri siti.
I
- Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla!
Non altra terra se non là, nell'aria,
quella che in mezzo del brocchier vi brilla,
o Pezetèri: errante e solitaria
terra, inaccessa. Dall'ultima sponda
vedete là, mistofori di Caria,
l'ultimo fiume Oceano senz'onda.
O venuti dall'Haemo e dal Carmelo,
ecco, la terra sfuma e si profonda
dentro la notte fulgida del cielo.
II
Fiumane che passai! voi la foresta
immota nella chiara acqua portate,
portate il cupo mormorìo, che resta.
Montagne che varcai! dopo varcate,
sì grande spazio di su voi non pare,
che maggior prima non lo invidïate.
Azzurri, come il cielo, come il mare,
o monti! o fiumi! era miglior pensiero
ristare, non guardare oltre, sognare:
il sogno è l'infinita ombra del Vero.
III
Oh! più felice, quanto più cammino
m'era d'innanzi; quanto più cimenti,
quanto più dubbi, quanto più destino!
Ad Isso, quando divampava ai vènti
notturno il campo, con le mille schiere,
e i carri oscuri e gl'infiniti armenti.
A Pella! quando nelle lunghe sere
inseguivamo, o mio Capo di toro,
il sole; il sole che tra selve nere,
sempre più lungi, ardea come un tesoro.
IV
Figlio d'Amynta! io non sapea di meta
allor che mossi. Un nomo di tra le are
intonava Timotheo, l'auleta:
soffio possente d'un fatale andare,
oltre la morte; e m'è nel cuor, presente
come in conchiglia murmure di mare.
O squillo acuto, o spirito possente,
che passi in alto e gridi, che ti segua!
ma questo è il Fine, è l'Oceano, il Niente...
e il canto passa ed oltre noi dilegua. -
V
E così, piange, poi che giunse anelo:
piange dall'occhio nero come morte;
piange dall'occhio azzurro come cielo.
Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)
nell'occhio nero lo sperar, più vano;
nell'occhio azzurro il desiar, più forte.
Egli ode belve fremere lontano,
egli ode forze incognite, incessanti,
passargli a fronte nell'immenso piano,
come trotto di mandre d'elefanti.
VI
In tanto nell'Epiro aspra e montana
filano le sue vergini sorelle
pel dolce Assente la milesia lana.
A tarda notte, tra le industri ancelle,
torcono il fuso con le ceree dita;
e il vento passa e passano le stelle.
Olympiàs in un sogno smarrita
ascolta il lungo favellìo d'un fonte,
ascolta nella cava ombra infinita
le grandi quercie bisbigliar sul monte.
Giovanni Pascoli


In questi giorni sembra che qualcuno abbia scoperchiato il vaso di Pandora della violenza giovanile. Il velato sospetto è che si tratti dell'ennesima "emergenza" pompata dal sensazionalismo giornalistico, col relativo carrozzone di esperti e tuttologi che si guadagnano la pagnotta pontificando dal piccolo schermo, ma i fatti sono talmente gravi che è impossibile, oltre che superficiale, sottovalutarli.
A dare la stura è stata la scoperta del video che mostrava quattro giovanissimi vigliacchi aggredire un compagno down, nel silenzio non meno vigliacco del resto della classe, giustamente punita (ma pensiamo anche alle responsabilità degli educatori: come poteva l'insegnante non sentire almeno le urla, pur non essendo presente? Nessun adulto, docente o bidello, si è accorto di nulla?). Poi le ragazze sottoposte alla duplice brutalità dello stupro e della videoregistrazione della violenza, ricattate e umiliate dallo smercio di quei fotogrammi che riaprivano le ferite della loro anima. Ora arrivano le prime sentenze esemplari, nondimeno è difficile sottrarsi alla riflessione e all'esame di coscienza.
Come ribadiscono anche gli addetti ai lavori, vessazioni del genere non sono sporadiche e sono sempre esistite. Le minacce nei confronti dell'insegnante mostrate oggi in molti TG non sono nulla di eccezionale per chi abbia conosciuto "certi soggetti", come docente o come alunno, e dopotutto quei ragazzi di buona famiglia che violentano in branco le ragazzine non sono molto diversi, benché più precoci, dai mostri del Circeo. Il vero elemento nuovo e dirompente è l'esibizionismo, la diffusione mediatica dei soprusi di questi piccoli criminali col favore dei nuovi telefonini. Quei video inquietano anche perché costringono ad aprire gli occhi su quello che preferiremmo non vedere - o che abbiamo fatto finta di non vedere fino ad ora. L'ultimo rapporto Eurispes-Telefono Azzurro parla di una "generazione fuori controllo": non è che in fondo non possiamo o non vogliamo controllarla, battendoci il petto quando ne affrontiamo le conseguenze?
Jinzo dimostra con un divertentissimo dialogo che forse il vero problema non sono i videogiochi...
Più serio nella forma, ma non nella sostanza è il saggio sul rapporto fra videogiochi e violenza pubblicato da un sito del settore (grazie a Sgembo).
(ANSA) - NEW YORK, 16 NOV - Milton Friedman, uno dei piu' influenti economisti del Ventesimo secolo, si e' spento oggi per infarto a San Francisco a 94 anni. Lo ha reso noto oggi un portavoce del Cato Institute di Washington. Friedman, fondatore della scuola monetarista, secondo la quale solo il mercato - e non l'intervento dello Stato - puo' assicurare la crescita senza inflazione - si era aggiudicato nel 1976 il premio Nobel per l'Economia.
Requiescat in pace 

Astrolabio espone un'idea che a mio avviso dovrebbe essere lapalissiana: vietare ad una donna di vestirsi come desidera, per sua libera scelta, è altrettanto talebano che imporle di indossare il burqa.
Resta però la questione sollevata da Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia (e, per interposta persona, da Faramir): le donne musulmane spesso non sono libere di mettere il velo. Lo fanno per imposizione della famiglia o del marito. Questo è il vero problema, un problema che però non si risolve con i divieti, bensì aiutando queste donne a liberarsi dalle pressioni familiari e sociali e difendendole contro chi usa loro violenza di qualsiasi tipo.