venerdì, 30 giugno 2006

Alaa è stato liberato!

Il rilascio è avvenuto 10 giorni fa. A dare la lieta novella è Human Rights First.

Ma altri suoi compagni continuano a languire (per usare un eufemismo: in realtà sono stati picchiati e torturati) in prigione e lo stesso Alaa ci invita a fare qualcosa. Mobilitiamoci anche per loro!!!

postato da: MelancoliaI alle ore 07:43 | link | commenti (4)
categorie: googlebombingforalaa
martedì, 27 giugno 2006

Intervista sul Darfur

A Emiliano Bos, redattore dell'agenzia dei missionari MISNA. In Passi nel deserto (audio).
postato da: MelancoliaI alle ore 07:32 | link | commenti
categorie: across the universe
sabato, 24 giugno 2006

Buon San Giovanni

A fiorentini e non

postato da: MelancoliaI alle ore 11:42 | link | commenti (4)
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La mia resistenza contro Ahmadinejad

Intervista a Maryam Rajavi, presidente dell'associazione Donne Democratiche Iraniane, da Io Donna, inserto del Corriere della Sera, del 17 giugno.

Maryam Rajavi è una donna gentile e raffinata. Dai suoi grandi occhi blu, traspare la forza tranquilla della speranza, un sogno di libertà e democrazia che consola il dolore e i lutti che ha patito per tutta la sua vita, All'università di Teheran, facoltà d'ingegneria, partecipò alle proteste contro lo scià. Ma la fine di quel regime segnò l'inizio della rivoluzione dei mullah, il paese aggredito dall'Iraq di Saddam Hussein, allora sostenuto dall'Occidente, precipitò nell'isolamento e nel fondamentalismo religioso. E Maryam continuò a battersi, a partecipare alle marce di protesta, fino a quando non fu costretta a lasciare il paese, negli anni Ottanta, per rifugiarsi a Parigi.

Tutti e due i regimi hanno inferto ferite profonde alla sua famiglia. Una sorella, Narges, uccisa dalla polizia dello scià, un'altra, Massoumeh, dai guardiani della rivoluzione di Khomeini, mentre era incinta di otto mesi.

Il regime uccide anche suo cognato. Se un giorno, l’Iran si aprirà alla democrazia, Maryam Rajavi, 54 anni, è candidata a guidare il periodo di transizione. Partiti e movimenti dell’opposizione in esilio, l’hanno eletta 14 anni fa presidente dell' CNRI, il consiglio nazionale della Resistenza.

Chi è davvero Amahdinejad? Un fanatico fondamentalista, o un politico con una strategia?
” Amahdinejad è il primo esponente del regime iraniano e ne rappresenta la continuità strategica. E’ anche un terrorista, coinvolto nell’esecuzione di almeno un migliaio di oppositori, è uno dei comandanti delle guardiani della rivoluzione ed è uno degli ispiratori della politica nucleare”.

Fino a che punto si spingerà il regime?
”La strategia del regime consiste nell’esportazione del fondamentalismo islamico e del terrorismo, nella presunzione di essere riferimento di 1,5 miliardi di musulmani nel mondo, anche se non sa rispondere ai bisogni degli iraniani. E’ una strategia di sopravvivenza, perché non resisterebbe alla minima apertura. Favorendo l’elezione di Amahdinejad alla presidenza, la guida suprema religiosa Khamenei ha dichiarato guerra alla comunità internazionale. E’ una strategia di corto respiro, direi suicida.”

Perché?
“La sola alternativa sarebbe mettere fine alla repressione degli iraniani, farla finita con le interferenze in altri Paesi e condividere le regole internazionali, ma in questo modo il regime crollerebbe”.

E’ però innegabile un certo sostegno popolare ad Amahrinejad. In fondo, ha sconfitto il candidato degli imam, Rafsanjavi.
”Le elezioni non sono state libere e democratiche. La selezione è stata imposta da Khamenei, per controllare le differenti fazioni all’interno stesso del potere. E Amahdinejad è esecutore leale del potere di Khamenei. Come in passato, il regime cerca di far vedere un supporto popolare, ma è una messinscena.”

In questi giorni, Rafsanjavi ha criticato la politica estera del governo.
”Si tratta di contestazioni di facciata. Il regime è compatto sul programma di nucleare e sulla strategia d’ infiltrazione in Irak. Il regime cerca di prendere tempo, prova ad ammorbidire l’occidente, ma gli obbiettivi sono sempre gli stessi.”

Vi aspettate una posizione netta e ultimativa del Consiglio di Sicurezza?
”Speriamo che il mondo abbia fatto tesoro dell’esperienza. Più si perde tempo in tentativi di conciliazione e più l’Iran si avvicina alla bomba nucleare. Speriamo che Russia e Cina non commettano l’errore fatto in questi tre anni dagli europei. Speriamo in una linea di fermezza, prima che si arrivi alla catastrofe.”

Per fermezza intende sanzioni, embargo o opzione militare?
”Vorrei che si rinunciasse alla politica di conciliazione. Si devono imporre sanzioni progressive : politiche, diplomatiche, e commerciali, sospendendo vendita di armi e tecnologie. Vorremmo il sostegno internazionale ad un popolo che vuole vivere in democrazia. Vorremmo il riconoscimento della resistenza iraniana. Vorremmo che i muhajiddin del popolo siano cancellati dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche in cui sono stati inseriti per compiacere il regime. Vorremmo che i Paesi occidentali la smettessero di pensare a breve termine, secondo i propri interessi. Siamo invece contrari assolutamente ad un intervento di tipo militare.”

Non crede che la guerra in Irak abbiamo accelerato i progetti nucleari di difesa?
”Il regime sviluppa la politica nucleare non da tre, ma da venti anni. Il regime vuole tenere sotto ricatto la comunità internazionale, per sviluppare la propria politica. Un’arma nucleare nelle mani di un regime fanatico e fondamentalista è molto pericolosa, anche perché questo regime controlla un paese con enormi risorse economiche”.
Non sempre i movimenti di resistenza in esilio hanno dato prova di credibilità. Pensiamo all’esperienza irakena.
”Quelli che pretendevano di rappresentare l’Irak erano individui singoli, sostenuti da vari servizi segreti. Noi siamo una resistenza organizzata dentro e fuori l’Iran. Per me parlano le sofferenze patite dalla mia famiglia. Ogni membro della resistenza rappresenta i sacrifici della lotta al regime, con decine di miglia di amici o familiari uccisi o torturati”.

Le misure di embargo in passato hanno rafforzato i regimi che le hanno subite.
“La situazione iraniana è diversa per il carattere popolare e vasto della resistenza. L’Iran è un Paese ricco, ma l’80% della popolazione vive in povertà. Gli iraniani non beneficiano delle risorse del Paese. La maggioranza degli iraniani è contro una politica nucleare insensata e ingiustificata.”

Come sono state possibile grandi manifestazioni di protesta, ad esempio degli studenti?
”Esistono una vera resistenza e una vera opposizione che il regime non riesce a cancellare. Ci sono migliaia di manifestazioni, ma vengono soppresse con arresti di massa, come è accaduto qualche settimana fa con gli autisti di autobus. Nel primo giorno di sciopero, 2000 autisti sono state arrestati, anche i loro figli e le mogli. Le donne sono le prime vittime del regime misogino.”

In occidente abbiamo visto segnali di apertura, proprio nei confronti delle donne.
“Si tratta sempre di immagini ad uso esterno. La realtà è diversa: povertà, corruzione, repressione e restrizione della libertà delle donne. Le donne sono controllate persino a casa loro.”

Qual è il vostro progetto per l’Iran democratico?
” Siamo per la libertà religiosa e per la separazione della religione dallo Stato. Siamo per l’uguaglianza tra uomini e donne. Vogliamo che le donne abbiano un ruolo attivo nella democrazia, nell’economia e nella politica del paese. Quello che noi proponiamo è l’antitesi del regime dei mollah : libertà di espressione, di religione, di pensiero. Il popolo iraniano ha sempre combattuto contro tutte le dittature. L’occidente e gli americani si sono sempre resi conto in ritardo dei loro errori strategici, ma li hanno sempre ripetuti. Oggi il regime è vicino alla bomba atomica e lancia campagne di reclutamento di kamikaze, per esportare il terrorismo. Vi hanno aderito almeno 40 mila persone. I primi vengono utilizzati in Irak contro le truppe americane e per fomentare la guerra civile. Il momento di fermare tutto questo è arrivato.”

Massimo Nava

postato da: MelancoliaI alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: donne, iran
lunedì, 19 giugno 2006

Good luck, Catalunya

49,4% di affluenza, 73,9% sì. La Catalogna promuove il nuovo statuto di autonomia. In bocca al lupo alla neonata nazione, nella speranza che questo sia il primo passo verso un' Europa sempre meno centralizzata e statalista (lo Stato minimo nel Vecchio continente, adesso come adesso, è quasi un' utopia)

 

postato da: MelancoliaI alle ore 14:59 | link | commenti
categorie: across the universe
venerdì, 16 giugno 2006

Rerum vulgarium fragmenta, CCLXXII

La vita fugge, et non s'arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e 'l rimembrare et l'aspettar m'accora,
or quinci or quindi, sí che 'n veritate,
se non ch'i' ò di me stesso pietate,
i' sarei già di questi penser' fòra.

Tornami avanti, s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Francesco Petrarca

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categorie: poesia
martedì, 13 giugno 2006

Akbar Ganji cittadino di Firenze

Un gesto che fa onore al Comune e al sindaco di Firenze. Pur essendo spesso critica nei confronti di Domenici, devo riconoscergli questo merito.

FIRENZE — «Sto bene, ora. Mi fanno male solo gambe e schiena: perché in carcere si dorme per terra. Le mie idee? Nessun pentimento. Nessuna richiesta di perdono. Roba da Paesi fascisti, totalitari. Anzi, in questi anni ho assunto posizioni più radicali». Akbar Ganji, 47 anni, moglie e due figli, giornalista e saggista iraniano, ha sulle spalle sei anni e tre mesi di carcere politico. Le colpe? Aver scritto nel 2000 La segreta dei fantasmi, accusa aperta al regime per la catena di delitti di intellettuali avvenuta alla fine degli Anni '90 e poi Arcipelago delle carceri, saggio sequestrato dopo l'uscita, descrizione dell'Iran come un immenso penitenziario. E aver teorizzato, dopo aver studiato Hannah Arendt e Karl Popper, che il regime iraniano è sostenuto da un «fascismo religioso» simile ai totalitarismi europei, lontano dalla radice dell'Islam. È uscito di carcere solo a marzo: è magrissimo ma combattivo. Da due giorni è in Italia. Oggi (ieri NdMF), alle 18, riceverà a Palazzo Vecchio dal sindaco Leonardo Domenici la cittadinanza onoraria e il Gonfalone d'argento. In Italia Ganji è sostenuto dall'International Safety and Freedom, che nel 2005 lo premiò col Comune di Siena quando era in carcere e dalla «Iniziativa per la libertà di espressione in Iran» che lo ospita.
Ci parli di questo Arcipelago delle carceri iraniano, signor Akbar Ganji.
«Presi spunto da Michel Foucault che studiò il potere analizzando polizia, università, ospedali. L'Iran è un arcipelago di carceri. Si controllano le telefonate. Il sistema chiude giornali e censura libri, cinema, tv, cambia professori all'università, organizza contromanifestazioni a favore del regime. In carcere dicevo: io sono in prigione, ma lo siete tutti voi iraniani. Solo che la mia è più piccola...».
Il sistema di potere iraniano è dunque «fascista» Ganji?
«Il fascismo in Italia e in Germania, e lo stalinismo in Russia, riuscirono a intaccare la società civile. In Iran c'è chi spera di costruire uomini "nuovi" tutti uguali, imporre il pensiero unico. Gramsci diceva che così si arriva all'adorazione del capo. Ma la società civile iraniana si oppone. Grazie soprattutto alle nuove tecnologie: Internet, tv via satellite, telefoni cellulari. Impossibile arginarli e immaginare "l'adorazione del capo", anche se il sistema lo vorrebbe. Poi c'è l'economia di mercato, e la globalizzazione, i necessari scambi internazionali per i parametri imposti dal Wto, l'organizzazione mondiale del commercio. L'Iran ha chiesto di aderire: le regole, vedrete, favoriranno la democrazia...».
Definirebbe fascisti i vertici iraniani?
«In Iran il movimento "fascista religioso" è appoggiato da anni da settori dello Stato. Per esempio. gli intellettuali vengono uccisi. Ma tutto viene insabbiato, come avvenne con la fotografa Zahra Kazemi».
Il presidente Ahmadinejad può contare su una base popolare?
«Non abbiamo un vero presidente così come non c'è una vera repubblica democratica. Il potere autentico è nelle mani della Guida suprema, Alí Khamenei, che ha nel presidente un vice operativo. Ciò che si dice sugli Usa, sull'Olocausto appartiene a Khamenei. Il sostegno popolare al regime? Nei Paesi democratici esistono sondaggi ed elezioni libere. Strumenti che l'Iran non ha. Khamenei non viene eletto dal popolo e la sua carica è a vita e nessuno può dimissionarlo».
E qual è l'opinione diffusa tra i giovani?
«In simili condizioni ciascuno può sostenere ciò che vuole. Ma tutti i loro comportamenti, i loro gusti sembrano in aperto contrasto con quelli che il regime chiama "valori islamici". Basta girare per le università e nei luoghi pubblici per capire quale sia il clima» . Come risolvere il nodo iraniano? Per esempio, con una nuova rivoluzione?
«Io sono ostile alle rivoluzioni generiche, proprio come Hannah Arendt: sono destinate a trasformarsi in altri regimi totalitari dopo sangue, violenze, processi sommari e fucilazioni. L'unica rivoluzione possibile, a mio avviso, è quella americana, ben diversa da quella francese: portò libertà, uguaglianza di diritti, consenso. Occorre insomma sostituire una dittatura con la libertà. Soprattutto in Iran dovremo perdonare, ma senza dimenticare. Non si può costruire una autentica democrazia sull'odio e sulla vendetta».
Quale ruolo possono avere gli Stati Uniti? Spesso dagli Usa arrivano voci di possibili interventi in Iran. Che ne pensa?
«Soltanto gli iraniani dovranno essere protagonisti di questi cambiamenti. Abbiamo bisogno di aiuto: ma solo morale e da tutto il mondo, non solo dagli Usa. Per esempio, l'Europa dovrebbe ritrovare un suo ruolo abbandonando gli interessi economici immediati. Purtroppo per ora, nella vicenda Usa-Iran, si sentono solo le voci dei due estremismi. Si parla di un possibile scontro. Io sono, è vero, un oppositore del regime. Ma lotto per un Iran prospero e libero. Non mi auguro certo che qualcuno intenda distruggere una parte del mio Paese o uccidere la mia gente».
Come finirà lo scontro sulla vicenda nucleare, Ganji?
«Il regime ha lanciato una sfida donchisciottesca al resto del mondo. In realtà l'Iran dovrebbe battersi per il disarmo e la denuclearizzazione. Avrebbe l'appoggio del mondo».
Capirà da solo che questa è utopia. La realtà?
« C h i ha messo l'Iran su questa via non otterrà nulla di buono. So che rischierò ancora la prigione, ma non si può tacere di fronte a certe cose. Chiedo: l'Unione Sovietica aveva la bomba atomica, si sentiva una grande potenza, no? Eppure è crollata dal suo interno. Perché, se c'è la bomba atomica ma non c'è la democrazia, quel crollo prima o poi arriva. E poi bluffare in questo campo può essere dannoso. Prendiamo Saddam: non era quello che diceva: "Se mi attaccano, vedrete cosa succede?". S'è visto, cosa è successo...E dov'è ora Saddam? In prigione. In una sfida c'è chi arriva a scoprire le carte. E in quel caso a pagare sarebbe il popolo iraniano. Con una guerra. Cioè con la morte di tanta gente comune. E un intellettuale come me non può tacere di fronte a questa possibile atrocità».

postato da: MelancoliaI alle ore 14:52 | link | commenti (2)
categorie: iran

Musei gratis per portatori di handicap

E' il provvedimento, il cui iter era già iniziato sotto il governo di centrodestra, promulgato dal Ministero dei Beni Culturali. Un'iniziativa lodevole, ma che forse non centra il nocciolo del problema. Prima di far accedere gratuitamente i disabili al patrimonio culturale statale sarebbe opportuno migliorare le infrastrutture e i servizi a loro dedicati, in primis dando impulso all'abbattimento delle barriere architettoniche ancora presenti in numerosi siti, anche non statali. Non pagare il biglietto per un museo a cui non puoi accedere, o puoi accedere solo con fatica, suona come una beffa, non vi pare? 

Il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, ha autorizzato la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un regolamento che consentirà l'ingresso gratuito nei musei dei portatori di handicap e di un loro familiare o accompagnatore. L'iter del provvedimento era iniziato sotto il precedente governo e si completa oggi.

“Si tratta di un atto doveroso verso le persone diversamente abili, che le agevola nella fruizione dei nostri tesori artistici e che dà lustro ai nostri musei” ha affermato il Ministro. “Già dal 1992 – ha ricordato il Ministro- la Repubblica si è impegnata a predisporre interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata (art. 1, co. 1, lett. d) della legge 5 febbraio 1992, n. 104). È quindi giusto che tali principi non rimangano lettera morta o mere petizioni di principio, ma si traducano in interventi concreti, dai quali anche si misura il grado di civiltà del nostro Paese”.

“Su questo provvedimento non devono esistere differenze fra centrodestra e centrosinistra – ha proseguito Rutelli - per questo non abbiamo avuto dubbi sul fatto di porci in una linea di continuità con il precedente Esecutivo, che ne aveva avviato l'iter: quanto di buono è stato fatto non solo non viene cancellato, ma anzi valorizzato e arricchito”.

In base alle nuove norme, ai portatori di handicap verrà garantito l'ingresso gratuito ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato. Tale beneficio è esteso altresì ad un accompagnatore, che può essere un familiare o un operatore dei servizi socio-assistenziali od un appartenente alle associazioni del volontariato.

postato da: MelancoliaI alle ore 09:27 | link | commenti (2)
categorie: arte
lunedì, 12 giugno 2006

10 giugno

Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica,
in un prato dove schiumeggia un sole
il cui calore è calmo come un mare,
e, del mare, ha il sapore di sale,
il mistero splendente: lì ridotto,
sulla schiuma, del mare della luce,
il rudere è solo: liturgia
e uso, ora profondamente estinti,
vivono nel suo stile - e nel sole -
per chi ne comprenda presenza e poesia.
Fai pochi passi, e sei sull'Appia
o sulla Tuscolana: lì tutto è vita,
per tutti. Anzi, meglio è complice
di quella vita chi non ne sa stile
e storia. I suoi significati
si scambiano nella sordida pace
indifferenza e violenza. Migliaia,
migliaia di persone, pulcinella
di una modernità di fuoco, nel sole
il cui significato è anch'esso in atto,
si incrociano pullulando scure
sugli accecanti marciapiedi, contro
l'Ina-Casa sprofondate nel cielo.
Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese, 
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine 
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi e' nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più.

Pier Paolo Pasolini

postato da: MelancoliaI alle ore 07:41 | link | commenti
categorie: poesia
domenica, 11 giugno 2006

Chi controlla il controllore?

Ventinove Settembre, puntuale come sempre, riferisce di un articolo del Cato Institute, think tank di orientamento repubblicano, che condanna duramente gli attacchi sferrati alla Costituzione da chi dovrebbe difenderla: il presidente Bush. Scrivono gli autori, Healy e Lynch:

Unfortunately, far from defending the Constitution, President Bush has repeatedly sought to strip out the limits the document places on federal power. In its official legal briefs and public actions, the Bush administration has advanced a view of federal power that is astonishingly broad, a view that includes

  • a federal government empowered to regulate core political speech—and restrict it greatly when it counts the most: in the days before a federal election;
  • a president who cannot be restrained, through validly enacted statutes, from pursuing any tactic he believes to be effective in the war on terror;
  • a president who has the inherent constitutional authority to designate American citizens suspected of terrorist activity as "enemy combatants," strip them of any constitutional protection, and lock them up without charges for the duration of the war on terror— in other words, perhaps forever; and
  • a federal government with the power to supervise virtually every aspect of American life, from kindergarten, to marriage, to the grave.

President Bush's constitutional vision is, in short, sharply at odds with the text, history, and structure of our Constitution, which authorizes a government of limited powers.  

Non nascondo che sento una forte puzza di Road to serfdom. E' evidente che, come sempre accade, lo Stato approfitta della condizione di guerra per estendere il proprio potere. Come Sgembo, non dirò Bush terrorista, ma Bush accentratore e statalista sì, mi dispiace

postato da: MelancoliaI alle ore 17:32 | link | commenti (2)
categorie: across the universe

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