sabato, 29 aprile 2006

Tutto quello che avreste voluto sapere...

...sulla TV italiana ve lo dice Astro
postato da: MelancoliaI alle ore 18:10 | link | commenti
categorie:

La lunga offensiva contro la coalizione

Ne ha parlato l'altro ieri Guido Olimpio sul Corriere. Lo stesso autore ha descritto l'ordigno usato dai terroristi, di fabbricazione iraniana. Sarebbero stati gli 007 di Teheran a far giungere quelle bombe nelle mani dell'Esercito del Mahdi, la formazione khomeinista di Moqtada al Sadr, ma oggi sarebbero entrate in uso anche fra le milizie sunnite (l'Esercito islamico in Iraq e i «giovani leoni» di Al Zarkawi, il cui gruppo ha già agito contro gli italiani a Nassiriya nel 2003). Gli artificieri sarebbero alcuni sciiti addestrati dai pasdaran e dagli Hezbollah e gli ex membri dell'unità speciale saddamita M21, unitisi al terrorismo sunnita. Sappiamo chi sono i nostri nemici: non ci resta che combatterli.

Oggi torneranno in Italia le salme dei tre militari morti a Nassirya. A loro voglio dedicare la lettera che Pietro Aretino scrisse a Francesco degli Albizi per raccontare la morte di un carissimo amico, un altro soldato: Giovanni dalle Bande Nere.

Ne l'appressarsi l'ora che i fati con il consenso di Dio avevano prescritto il fine del signor nostro, l'alterezza sua si mosse con la solita terribilità inverso Governo, nel circuito del qual si erano fortificati i nimici, e travagliandosi intorno ad alcune fornaci, ecco (oimè) un moschetto che gli percuote quella gamba già ferita d'archibuso. Né si tosto il colpo fu sentito da lui, che ne l'essercito cadde la paura e la maninconia, onde morì l'ardire e la letizia nel cor di tutti. E ognuno, scordatosi di se proprio, pensando al caso piagneva, rammaricandosi che la sorte avesse senza proposito fatto morire così nobile e sopra ogni secolo e memoria eccellentissimo duce, in tanto principio di fatti sopraumani e nel maggior bisogno d'Italia. I capi che con carità e venerazione lo seguitavano, rimproverando a la fortuna i danni loro e la temerità sua, intraducevano nei lamenti la sua età e fatica matura, la quale era sufficiente in ciascuna impresa e d'ogni difficultà capace. Essi sospiravano la grandezza dei suoi pensieri e la ferocità del suo valore; né potevano raffrenar le voci nel ramentarsi con che domestichezza  se gli era fatto compagno fin con l'abito, e non tacendo l'acuta providenza del suo ingegno né l'astuzia del suo animo, riscaldavano con il fuoco de le querele la neve, che smisuratamente fioccava mentre in letiga si condusse a Mantova in casa del signor Luigi Gonzaga. Dove la sera medesima venne a visitarlo il duca d'Urbino, il quale l'amava perché egli l'adorava e l'osservava di sorte che temeva fin di parlare in sua presenza, e di ciò era cagione il merito suo. Tosto che lo vidde mostrò gran consolazione, ed egli con sincero modo, vista la commodità, disse: << Non basta voi l'esser chiaro e glorioso nel mestier de l'armi, se non rilevate cotal vostro nome con la religione sotto le cui osservanze siamo nati >>. Ed egli, inteso che sì fatto parlare tendeva a la confessione, rispose: << Io, come in tutte le cose sempre feci il debito mio, bisognando il farò anco in questo >>. E così, partito lui, si mosse a ragionar meco, chiamando Lucantonio con estrema affezione; e dicendo io: << Noi manderemo per lui >>, << Vuoi tu >>, disse << che un par suo lasci la guerra per veder amalati? >>. Si ricordò del Conte di San Secondo, dicendo: << Almen fusse egli qui, che gli restarebbe il mio luogo >>. Talvolta si grattava la testa con le dita; poi se le metteva in bocca con dire: << Che sarà? >>; replicando spesso: << Io non feci mai tristizia niuna >>. Ma io, esortato dai medici, vado a lui dicendogli: << Io farei ingiuria al vostro animo, se con partole dipinte volessi persuadervi che la morte sia la curatrice dei mali e più paurosa che grave; ma perché è somma felicità il fare ogni cosa liberamente, lasciativi tor via il guasto de l'artellaria e in otto giorno potrete far reina Italia, che è serva; e sia il zoppo con cui rimarrete invece de l'ordine del re che mai voleste portare al collo, perché le ferite e la perdita dei membri sono le collane e le medaglie dei famigliari di Marte >>. << Facciasi tosto >>, risposemi egli. In questo entrarono i medici, ed esaltando la fortezza de la deliberazion sua, terminar per la sera l'ufficio che dovevano; e fattogli pigliar medicina andarono a ordinare gli strumenti per ciò. Era già l'ora di mangiare quando il vomito lo assalì; ed egli a me: << I segnali di Cesare! Sì che bisogna pensare ad altro che a la vita >>; e ciò detto, con le mani giunte fe' voto di andare a l'apostolo di Galizia.  Ma venendo il tempo e compariti i valorosi uomini con gli artifici atti al bisogno, dissero che si trovassero otto o dieci persone che lo tenessero mentre la violenza del segare durava. << Neanco 20 >>, disse egli sorridendo, << mi terrebbero >>; e recatosi là con fermissimo volto, presa la candela in  mano nel far lume a se medesimo, io me ne fuggii. E serratemi l'orecchie, sentii due voci sole, e poi chiamarmi; e giunto a lui, mi dice: << Io son guarito! >>, e voltandosi per tutto ne faceva una gran festa. E se non che il duca d'Urbin non volse, si faceva portare oltra il piede con il pezzo de la gamba, ridendosi di noi che non potevamo sofferire di veder quello che egli aveva patito. E altro fu la sofferenza sua che quella d'Alessandro e di Traiano, che fecer lieto viso nel cavarsigli il ferro piccolissimo de la freccia e nel tagliarsigli il nerbo. Insomma il dolore che gli era scemato, due ore innanzi giorno ritornò in lui con tutte le spezie dei tormenti; e odendomi io percuotere in fretta la camera, mi si trafisse l'anima, e vestito in un tratto corro là. Ed egli, tosto che mi vidde, cominciò a dirmi che più fastidio gli dava il pensare ai poltroni che il male, cianciando meco per rinfrancar, col non dar cura a la sua disgrazia, gli spirti circundati da l'insidie de la morte. Ma ne l'alzarsi il dì le cose peggiorarono di modo che egli fece testamento, nel qual dispensò molte migliaia di scudi in contanti e in robbe fra quegli che l'avevano servito, e quattro giuli per la sua sepoltura; e il duca fu essecutore. Venne poi a la confessione cristianamente, e vedendo il frate gli disse: << Padre, per esser io professor d'armi son visso secondo il custume soldatesco, come anco sarei vivuto da religioso se io avessi vestito l'abito che vestite voi; e se non che non è lecito, mi confessarei in presenza di ciascuno, perchè non feci mai cose indegne di me >>. Era passato vespro quando la innata benignità del marchese, mossa da se stessa e dai miei preghi, venne a lui basciandolo tenerissimamente con parole ch'io per me non averei mai creduto che niun principe, salvo Francesco Maria, avesse saputo formarle. E con questi propri detti conchiuse sua eccellenza: << Da che la terribilità de la natura vostra non si è mai degnata di mettere in suo uso ogni mia cosa, aciò che appaia che così era come io desiderava, chiedetemi una grazia che si convenga a la qualità vostra e a la mia >>. << Amatemi quando sarò morto >>, rispose egli. << La vertù con cui vi sete conquistata cotanta gloria >>, dice il marchese, << vi farò da me e dagli altri adorare, nonché amare >>. A la fine egli mi si voltò e comandommi ch'io facessi che madonna Maria gli mandasse Cosimo; in questo la morte, che lo citava sotterra, gli raddoppiò le tristezze. E già la famiglia tutta, senza osservar più la modestia del rispetto, gli ondeggiava, rimescolata coi suoi maggiori, intorno al letto, e adombrata da una fredda manincomia, piagneva il pane, la speranza e la servitù che ella con il padrone perdeva, sforzandosi ciascuno di riscontrar gli occhi con gli occhi suoi per dimostrargli il tedio de l'afflizione. In cotali raggiramenti egli prese la mano di sua eccellenza, dicendogli: << Voi perdete oggi il più grande amico e il meglior servitore che aveste mai >>. E sua signoria illustrissima, contrafacendo la lingua e la fronte, dipingendo la sembianza di letizia finta, tentava pur di fargli credere che guarirebbe; ed egli, che per il morir non si spaventava se ben ne aveva la certezza, entrò a parlargli del successo de la guerra: cose che sarebbono state stupende sendo egli tutto vivo, nonché mezzo morto. E così si rimase travagliando fin presso a le nove ore de la notte, vigilia di Santo Andrea; e perchè la sua passione era smisurata, mi pregava che io lo facessi adormentare con leggere; e così facendo il vedeva consumar di sonno in sonno. A la fine, dormito ch'ebbe un quarto d'ora, destossi dicendo: << Io sognava di testare, e son guarito, né mi sento più niente; e se vado megliorando così, insegnarò ai tedeschi e come si combatte e come io so vendicarmi >>. Ciò detto, il lume intrigandogli le luci, cedeva a le tenebre perpetue; onde, da se stesso chiesta la estrema unzione, ricevuto cotal sacramento, disse: << Io non voglio morire fra questi impiastri >>; onde fu acconcio un letto da campo, e ivi posto, mentre il suo animo dormiva, fu occupato da la morte. Cotale fu il successo del gran Giovanni dei Medici, il quale ebbe da le fasce quanto aver si poteva di generosità. Il vigor de l'animo suo era incredibile, la liberalità fu in lui maggior del potere, e più donò ai soldati che per sè soldato non lasciò; la fatica sempre sostenne con grazia de la pazienza, l'ira nol signoreggiava più, e aveva trasformato il suo fare in dire. Egli apprezzava più gli uomini prodi che le ricchezze, le quali desiderava per isfamarne loro. Ed era difficile a conoscere da chi nol conosceva, e ne le scaramucce e negli alloggiamenti i suoi da lui: perché combattendo si dimostrava sempre ne la persona dei privati e dei gradati; e standosi in pace mai non fece differenza da se stesso agli altri, e ne la viltà dei panni con cui disornava la persona era il testimonio de l'amore che portava a la milizia, ricamandosi le gambe, le braccia e il busto con i segni che stampavano l'armi. Fu cupidissimo di lode e di gloria, ma col fingere di sprezzarle, le desiderava. E quel che tirava a sè il core de le genti sue era il dire nei pericoli: << Venitimi drieto! >>; e non << Andatimi inanzi! >>. Né si dubiti che le virtù fur de la sua natura e i vizi de la sua giovanezza; e Dio volesse che fusse visso i debiti giorni, che ognuno l'averebbe conosciuto de la bontà che l'ho conosciuto io. Ed è certo che avanzò di amorevolezza tutti gli amorevoli; il suo fine era la fama e non l'utile, e le possessioni vendute al suo figliuolo per suplire dove mancavano le paghe, sanno che io lo vanto con i meriti, non con l'adulazioni. Fu sempre il primo a montare a cavallo e l'ultimo a scendere, e del combatter solo godeva l'ardore de la sua audacia. Egli proponeva ed esseguiva, e ne le consulte non si faceva altiero con dir: << Le imprese si governano con la riputazione >>; ma poneva a sedere il consiglio dove faceva di mestier la spada.  Ed era sì propria sua l'arte de la guerra che la notte metteva su la dritta strada le scorte che si smarrivano guidandolo. Fu mirabile nel tener pacifiche le discordie dei soldati, soprastandogli sempre sempre con l'amore, con la paura, con la pena e col premio. Né mai uomo meglio di lui seppe dispensare gli inganni e la forza ne lo asaltare i nemici; né armava il core con terribilità mendicata, ma con l'ardire naturale fulminava detti spaventosi. L'ozio fu il  suo capital nemico; né alcuno innanzi a lui adoperò cavalli turchi; egli introdusse le commodità degli abiti ne le facende militari. Ebbe sommo piacere de la copia de le vivande, non dilettandosene; con l'acqua tinta di vino si spegneva la sete. Insomma ognuno il può invidiare, e niuno imitare; e Fiorenza e Roma (Dio voglia che io menta!) tosto saprà ciocché sia il suo non esserci. E già odo i gridi del papa, che si crede aver guadagnato nel perderlo. 

Di Mantova, il 10 di decembre 1526.

Pietro Aretino

postato da: MelancoliaI alle ore 08:32 | link | commenti
categorie: across the universe
venerdì, 28 aprile 2006

La storia di Diego Loi

postato da: MelancoliaI alle ore 20:10 | link | commenti
categorie:

Nassirya: le parole di chi c'era

Nel blog di Inyqua (grazie!)
postato da: MelancoliaI alle ore 09:03 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 27 aprile 2006

Blog in lutto

Questo blog piange la morte di tre militari italiani e un poliziotto rumeno, vittime di un ordigno esploso alle 6:50 ora italiana. Un abbraccio e sentite condoglianze ai familiari, privati dei loro figli, fratelli, mariti, padri dalla barbarie di quelli che qualcuno ha il coraggio di chiamare "resistenti".

postato da: MelancoliaI alle ore 11:33 | link | commenti
categorie: across the universe
mercoledì, 26 aprile 2006

Liberiamoci dai nuovi squadristi

Da Repubblica la cronaca delle indecenti contestazioni alla Brigata ebraica e a Letizia Moratti, che accompagnava il vecchio padre, ex deportato. Se mi limito ad un link non è per mancanza di tempo, ma perché non ritengo degni del mio tempo e delle mie parole i responsabili di questi atti di violenza, del tutto affini ai fascisti che vorrebbero combattere.  

postato da: MelancoliaI alle ore 09:03 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 21 aprile 2006

Residui fascisti

41816Due prodotti del regime fascista si sono, per dir così, virtualmente incrociati oggi a Roma. L'uno è vivo, l'altro è stato soppresso in base a norme poco chiare che puzzano, e non poco, di arbitrario. Il primo è il Natale di Roma, che si festeggia oggi, il secondo è la struttura di Vittorio Ballio Morpurgo che racchiudeva l'Ara Pacis, abbattuta e sostituita da una sorta di hangar in vetro e marmo di mano dell'architetto americano Richard Meier. L'estetica della vecchia teca non era, a mio modestissimo parere, molto appagante, ma con quei raggelanti parallelepipedi bianchi, che a me ricordano più il capannone grandissimo di cui si vantava Perego-Antonio Albanese del Bauhaus, siamo caduti dalla padella nella brace. 

Come la centrale di Chernobyl, ora anche l'Altare eretto da Augusto ha un sarcofago che protegge la popolazione inerme dalle pericolosissime radiazioni della Bellezza Artistica. Non sia mai che diano una pericolosa scossa al cervello del popolo bue, facendogli capire le malefatte di chi lo governa... 

p005fotomaierLa sicurezza dei cittadini, ovviamente, ha un prezzo: nella fattispecie lo sfregio al panorama circostante e la distruzione dei resti barocchi del porto di Ripetta. E qui spunta di nuovo un altro residuo del Fascismo: il famigerato piccone risanatore. Questo, al pari del Natale di Roma, solletica la vanità degli amministratori, dunque è accettabile e sacrosanto. La povera opera di Morpurgo, anche se avrebbe potuto essere considerata bene culturale ai sensi dell'art.10 del Codice dei Beni culturali (Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico) e pertanto da conservare più che da abbattere, evidentemente no.

(Grazie a Brugnols)

 

postato da: MelancoliaI alle ore 19:59 | link | commenti (2)
categorie: arte

Finché possiamo, cantiamo...

Un giudice

Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente,
o la curiosità
d'una ragazza irriverente
che vi avvicina solo
per un suo dubbio impertinente:

vuole scoprir se è vero
quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti
della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù
la più indecente.

Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo
troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d'una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d'un tribunale
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva "Vostro Onore",
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.

(Fabrizio De André, Non al denaro non all'amore né al cielo)

***

Le gorille

C'est à travers de larges grilles,
Que les femelles du canton,
Contemplaient un puissant gorille,
Sans souci du qu'en-dira-t-on.
Avec impudeur, ces commères
Lorgnaient même un endroit précis
Que, rigoureusement ma mère
M'a défendu de nommer ici...
Gare au gorille !...

Tout à coup la prison bien close
Où vivait le bel animal
S'ouvre, on n'sait pourquoi. Je suppose
Qu'on avait du la fermer mal.
Le singe, en sortant de sa cage
Dit "C'est aujourd'hui que j'le perds !"
Il parlait de son pucelage,
Vous aviez deviné, j'espère !
Gare au gorille !...

L'patron de la ménagerie
Criait, éperdu : "Nom de nom !
C'est assommant car le gorille
N'a jamais connu de guenon !"
Dès que la féminine engeance
Sut que le singe était puceau,
Au lieu de profiter de la chance,
Elle fit feu des deux fuseaux !
Gare au gorille !...

Celles là même qui, naguère,
Le couvaient d'un œil décidé,
Fuirent, prouvant qu'elles n'avaient guère
De la suite dans les idées ;
D'autant plus vaine était leur crainte,
Que le gorille est un luron
Supérieur à l'homme dans l'étreinte,
Bien des femmes vous le diront !
Gare au gorille !...

Tout le monde se précipite
Hors d'atteinte du singe en rut,
Sauf une vielle décrépite
Et un jeune juge en bois brut;
Voyant que toutes se dérobent,
Le quadrumane accéléra
Son dandinement vers les robes
De la vieille et du magistrat !
Gare au gorille !...

"Bah ! soupirait la centenaire,
Qu'on puisse encore me désirer,
Ce serait extraordinaire,
Et, pour tout dire, inespéré !" ;
Le juge pensait, impassible,
"Qu'on me prenne pour une guenon,
C'est complètement impossible..."
La suite lui prouva que non !
Gare au gorille !...

Supposez que l'un de vous puisse être,
Comme le singe, obligé de
Violer un juge ou une ancêtre,
Lequel choisirait-il des deux ?
Qu'une alternative pareille,
Un de ces quatres jours, m'échoie,
C'est, j'en suis convaincu, la vieille
Qui sera l'objet de mon choix !
Gare au gorille !...

Mais, par malheur, si le gorille
Aux jeux de l'amour vaut son prix,
On sait qu'en revanche il ne brille
Ni par le goût, ni par l'esprit.
Lors, au lieu d'opter pour la vieille,
Comme l'aurait fait n'importe qui,
Il saisit le juge à l'oreille
Et l'entraîna dans un maquis !
Gare au gorille !...

La suite serait délectable,
Malheureusement, je ne peux
Pas la dire, et c'est regrettable,
Ça nous aurait fait rire un peu ;
Car le juge, au moment suprême,
Criait : "Maman !", pleurait beaucoup,
Comme l'homme auquel, le jour même,
Il avait fait trancher le cou.
Gare au gorille !...

(Georges Brassens - qui la traduzione di De André)

postato da: MelancoliaI alle ore 11:39 | link | commenti (3)
categorie: uomini e toghe
giovedì, 20 aprile 2006

Magistratolatria

Alcuni brani dell'articolo di Marco Taradash comparso ieri su Libero (grazie a Ventinove Settembre).

Dire di un provvedimento di un Gip che è “inumano” e “odioso” non è un giudizio critico che in una società liberale ha piena legittimità, ma è diffamazione, ragione di processo penale e motivo di condanna al risarcimento del “danno morale” per la modesta somma di euro 50.000 (cinquantamila). E’ successo nei giorni scorsi, a Roma[...]Il provvedimento in discussione riguardava il permesso negato a un detenuto di vegliare il feretro del padre, morto d’infarto, e di prendere parte ai funerali senza la scorta. Il detenuto era in custodia cautelare, agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio per tentata estorsione. Succedeva a Torre Annunziata, qualche mese fa.  

Comincio a pensare che l'unico modo per salvare la libertà di espressione in Italia sia buttare a mare tutta l' attuale corporazione dei magistrati e sostituirla con una magistratura degna di un Paese libero e civile.

(E adesso querelatemi)

postato da: MelancoliaI alle ore 20:21 | link | commenti (2)
categorie: uomini e toghe

Distrutto un cimitero armeno in Azerbaijan

Grazie all'ottimo Hiddentruths. Chi ha compiuto quest'oscenità non ha calpestato solo la bellezza artistica ma anche un valore che dovrebbe essere universale e innato: il rispetto per i morti. Creonte (il tiranno, il potere, l'odio fanatico) ha di nuovo vinto su Antigone.

postato da: MelancoliaI alle ore 14:43 | link | commenti
categorie: arte, across the universe

Chi sono

Utente: MelancoliaI
Nome: MelancoliaCeleste
Questo blog è dedicato a mio nonno Renato Zanacchini (1917-2008)

Commenti recenti

utente anonimo in E' ufficiale
utente anonimo in Giornata mondiale de...

Archivio

oggi
marzo 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Categorie

across the universe
arte
darfur
donne
googlebombingforalaa
groningen protocol
iran
liberalismo
neolib
onu
poesia
uomini e toghe

Links

Ainpospiò
Arabi liberali
Artcyclopedia
Artonline
Astrolabio
Ayaan Hirsi Ali
Calamity Jane
Camelot
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
Dietro le linee nemiche
Firenze Musei
Il blog di Barbara
Irshad Manji
Istituto Bruno Leoni
Italian Libertarians
La bussola di Mahan
Le guerre civili
Marco Mura
Massimiliano Frassi
Ministero per i Beni e le Attività culturali
Mummyzombie
Musée du Louvre
National Gallery of London
Neolib
Quartiere Libertarian
Sgembo
The State Hermitage Museum
Tiscali Arte
TocqueVille
Ventinove Settembre
Watergate
Web Gallery of Art

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni


LIBERALI CONTRO LA PENA DI MORTE

 

Neolib

Italian blogs for Darfur

Contatore

visitato *loading* volte
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.
Tocque Ville, la città dei liberi

Martino

Italian Blogs for Darfur Image Hosted by ImageShack.us