venerdì, 31 marzo 2006

Della Cina e dei bambini

Ecco uno degli orribili esiti della politica demografica cinese. Vi avverto che le foto sono estremamente dure. Mi scuso se dovessero urtare la sensibilità di qualcuno, ma penso che non possiamo chiudere gli occhi davanti a questo.

http://www.genova.mpv.org/news/cina_fotoAbortiPerStrada.htm

(Grazie a Dietro le linee nemiche)

Preciso che non sono credente né simpatizzo per movimenti cattolici, ma credo fermamente che la vita di qualsiasi essere umano debba essere rispettata e non posso che provare odio e disprezzo per uno stato, qualunque esso sia, che spinge la propria intrinseca vocazione totalitaria fino a condannare a morte dei bambini indifesi.


Anche la vicina India è afflitta dalla piaga delle bambine mai nate, che il governo cerca (invano) di combattere da anni, ma forse qualcosa si sta muovendo: http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=928966

postato da: MelancoliaI alle ore 17:59 | link | commenti (2)
categorie: across the universe

Più concorrenza in TV

E' il succo dell' appello, decisamente controcorrente in tempi di campagna elettorale che vedono la televisione come pietra dello scandalo, lanciato dalla rivista Formiche per modificare la legge Gasparri e spezzare il duopolio televisivo italiano. Il nome del primo firmatario è una garanzia: Alberto Mingardi dell'IBL. Seguono Gustavo Piga, docente di Economia all' Università di Roma di Tor Vergata, e Giuseppe Pennisi, docente di Economia alla scuola superiore della pubblica amministrazione. Il testo dell'appello è comparso anche sul Riformista.

Per aderire: info@formiche.net 

postato da: MelancoliaI alle ore 08:41 | link | commenti
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Jinzo risponde ai dubbi su Neolib

postato da: MelancoliaI alle ore 07:29 | link | commenti (3)
categorie: neolib
mercoledì, 29 marzo 2006

Contro i socialisti di tutti i partiti

Post grandioso di Marco Mura. Come approfondimento mi permetto di consigliare La Legge di Fréderic Bastiat, contemporaneo dei primi socialisti ottocenteschi i quali, presi da spirito demiurgico, aspiravano ad utilizzare comunità umane (quindi persone) come cavie per sperimentare modelli sociali "ideali" di loro concezione. Credersi superiori agli altri uomini e volerli assoggettare alle proprie teorie ha conseguenze quantomai rischiose: lo conferma La pulce di Voltaire raccontando le tragiche conseguenze del "Grande Balzo in avanti" dell'agricoltura cinese, progettato da Mao e risoltosi in una carestia che uccise tra i 20 e i 43 milioni di persone. Durante questa carestia accadde che le famiglie si scambiassero i bambini per mangiarli. Questo fa parte delle pagine nere del comunismo cinese, pagine che il regime di Pechino sta ancora scrivendo nell'indifferenza degli affaristi e della stampa italiani. Se pur di mantenere accordi commerciali chiudiamo gli occhi sulle esecuzioni di massa che alimentano il mercato degli organi, sugli aborti forzati, sui campi di concentramento, mi chiedo dove ci stia portando il relativismo morale (termine che a me dà l'orticaria, ma quando ci vuole ci vuole). Un socio così meglio perderlo che trovarlo, almeno dal punto di vista dei diritti umani.

Un altro drammatico esito del comunismo e della pianificazione economica fu l'Holomodor in Ucraina. Nel 1929 Stalin varò un programma per dare una svolta all’economia socialista che stava arretrando rovinosamente: creare una possente industria di Stato (industrializzazione forzata), e aziende collettive nelle campagne (collettivizzazione). Avendo urgente bisogno di valuta pregiata, nel 1932 l'Unione Sovietica vendette sottocosto in Occidente il grano sottratto all’Ucraina. Durante gli anni 1932-33 fra i 3 e i 10 milioni di contadini ucraini morirono a causa della mancanza di viveri, dello sfinimento fisico, del tifo, delle deportazioni, dei suicidi provocati dallo squilibrio psichico e dal collasso sociale. I contadini sfiniti arrivarono al cannibalismo. Ma anche di questo non si parla.

postato da: MelancoliaI alle ore 11:13 | link | commenti (1)
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L'uccisione per apostasia non è nel Corano

Lo dice Francesco Zannini, professore di Islam contemporaneo al Pontificio Istituto di Studi Arabi, in un' interessante intervista.

di Bernardo Cervellera-Roma (AsiaNews) - Il caso del cristiano convertito dall’islam ha rilanciato la questione della pena di morte nei Paesi islamici per apostasia. In realtà, spiega ad AsiaNews Francesco Zannini, professore di Islam contemporaneo presso il Pontificio Istituto di  Studi Arabi ed Islamistica (PISAI), la condanna non è nel Corano, ma la gente ci crede, i fondamentalisti soffiano sul fuoco e i governi sono acquiescenti.

In tutte le culture islamiche c’è la condanna e la pena di morte per apostasia?
L’idea di uccidere uno che si converte ad un’altra religione è molto forte a livello popolare e in alcuni stati dove si applica la sharia, e cioè l’Arabia Saudita, l’Iran, alcuni stati della Malaysia… Per il resto, nel mondo islamico si discute moltissimo se è giusto o no uccidere un apostata.
Va detto subito che il Corano non dà indicazioni precise su questo tema. Anzi dice: “Non vi sia costrizione nella fede, perché la retta via si distingue bene dall’errore (Sura 2,256)”. Gli altri testi del Corano solo alla larga possono essere interpretati come giustificazione ad uccidere. Essi parlano del far guerra contro i nemici dell’Islam. Ma la maggior parte dei testi che parlano di chi ha rifiutato la fede islamica, dopo averla accettata in passato, parlano al massimo di una punizione di Dio, alla fine della vita, in un giudizio finale. Gli stessi hadith (i detti del profeta),che trattano di questo argomento, non hanno molto peso. Alcuni fondamentalisti come l’imam Qaradawi, che parla su al Jazeera, affermano che è giusta la morte dell’apostata, basta che vi sia un solo hadith che lo dice. Ma altri affermano che non ci si può basare su quei detti per imporre la pena di morte.
Il dibattito è ancora più complicato perché nell’Islam si discute molto anche per definire l’apostasia: nella parola, nel cuore, nei fatti. Vi sono perfino musulmani che vengono giudicati apostati, come lo scrittore egiziano Nasr Abu Zaid o l’intellettuale bangladeshi Taslima Nazrin. In tal caso la questione dell’apostasia diventa uno strumento per eliminare chi non la pensa secondo il pensiero dominante. In ogni caso i fondamenti giuridici e teologici per la condanna a morte sono deboli. Il dibattito è molto forte. Un fondamentalista contemporaneo, Muhammad Al Ghazali, difende la pena di morte per gli apostati. Ma molte organizzazioni egiziane per i diritti umani lo criticano. Altri musulmani libanesi, siriani, egiziani escludono che dal Corano si possa dedurre la necessità di uccidere l’apostata.

Il tema della condanna a morte esiste fin dall’origine o è emerso in questi ultimi decenni con la crescita del fondamentalismo?
In origine il tema dell’apostasia si mescola con il problema politico, di cosa fare con chi non è musulmano, che potrebbe essere una spia del nemico. Questo atteggiamento spietato si rafforza nel periodo di Abu Bakr (il primo califfo). In seguito il califfo Omar non applicherà nemmeno la pena di morte per i nemici dell’islam. Nel diritto successivo si cerca di codificarla. Ma non è mai stata accettata tranquillamente nell’Islam.

Come mai la decisione di far morire l’apostata è diffusa a livello popolare?
Perché è forte il senso dell’unità musulmana, che non si può abbandonare la fede (e questo è sottolineato anche dal Corano). Tutto questo ha portato all’atteggiamento di perseguire gli eretici e gli apostati. Al Hallaj, uno dei più grandi mistici musulmani è stato martirizzato dai suoi stessi correligionari. In questo ha influito pure un uso politico delle condanne per apostasia e la manipolazione delle masse da parte del potere.

Cosa spinge la gente musulmana ad uccidere in nome della fede perfino un familiare che si è macchiato del delitto di apostasia?
In questi casi si mettono insieme due elementi: la fede in senso spirituale e la fede collegata alla compattezza della comunità. Si percepisce l’Islam come totalizzante e perciò chi si sottrae reca danno alla sua crescita. Non è tanto la fede in se stessa, ma il problema dell’Umma, della comunità. L’apostata, il neoconvertito è guardato come uno che distrugge la compattezza sociale della famiglia stessa.
A questo proposito, in Malaysia, si discute sui musulmani modernizzati che “non si comportano come veri musulmani” secondo la tradizione. Alcuni dottori coranici vorrebbero per loro la pena di morte. In Indonesia, invece, grazie al principio della Pancasila (libertà per le 5 religioni), si possono trovare famiglie in cui uno è musulmano, l’altro cristiano, l’altro indù, ecc..C’è poi il famoso discorso sulla sharia. La sharia è la volontà divina. Ma il fiqh, la giurisprudenza, è basata sull’intelletto umano. Allora fra i musulmani ci si chiede: se non c’è indicazione divina, perché tu uomo ti arroghi il diritto di far leggi?

Che peso ha nel mondo islamico la voce liberale che difende la libertà religiosa?
La voce della tolleranza è presente nelle costituzioni dei paesi islamici, eccetto l’Arabia Saudita, l’Iran e il Sudan. L’Arabia Saudita è giunta perfino a non sottoscrivere la Carta dei diritti dell’uomo,  perché non vuole sottostare all’idea della libertà religiosa. Varie costituzioni di paesi islamici proclamano la libertà religiosa, ma poi non la difendono. L’equivoco è che sono miste: hanno una parte che si ispira alla sharia, e una parte che si rifà ai trattati internazionali. E in tutte si afferma che tutte le leggi devono essere basate e ispirate all’Islam. Questo lascia spazio a manipolazioni. Tra le masse poi c’è il soffio dell’islam fondamentalista, che deve difendersi dagli attacchi dell’occidente. I teologi fondamentalisti poi manipolano il Corano: si richiamano alla lotta di Maometto (nel periodo della Mecca) contro i pagani e mettono la lotta contro l’apostasia all’interno della lotta contro il paganesimo e l’idolatria. Questo spiega perchè è giustificato uccidere un occidentale, un cristiano, ma anche un musulmano moderato.

I governi islamici non sono troppo timidi nell’affermare l’indipendenza delle costituzioni dall’Islam?
Certo. I governi islamici hanno paura delle masse e dei fondamentalisti. Le loro costituzioni affermano la sovranità popolare, ma poi dicono che l’Islam deve stare al di sopra di tutto. Questo equivoco lascia la gente nella loro visione tradizionale, scaldata ancora di più dal fondamentalismo, il cui sogno è di sottomettere tutto il mondo sotto l’Islam.

Cosa possiamo fare noi? Il papa e molti governi hanno domandato la grazia per Abdul Rahman…
Il problema dell’occidente è che si finanziano tante scuole e progetti di cultura, ma non si va a controllare cosa si insegna. In più spesso i finanziamenti vengono lasciati ai governi, che finanziano solo ciò che serve loro a rafforzare il potere  e non, per esempio, le voci moderate.Ciò che è da evitare è una presa di posizione di forza. Le masse musulmane hanno già la percezione che l’Islam è in pericolo. Se si chiede un cambiamento con la forza, si rischia di assecondare questo senso del pericolo che può spingere a chiusura. Occorre che l’appello sia su motivi umanitari e legati a qualche intellettuale musulmano, mostrando che lo stesso Islam difende la libertà di religione.

da: www.asianews.it

UPDATE: sempre da AsiaNews, una riflessione del padre gesuita Samir Khalil Samir sul tema Islam e diritti umani.

postato da: MelancoliaI alle ore 06:55 | link | commenti
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martedì, 28 marzo 2006

Neo-Lib: Orso di pietra ha detto sì :-)

Diaconale ha parlato dell'idea di Jinzo (appoggiandola, pur con qualche distinguo) sul suo giornale L'opinione. Prossimamente dovrebbe nascere anche un sito, neolib.it. Io mi sono già proposta come responsabile Cultura, sebbene non abbia l'età per candidarmi al Parlamento e non sia nemmeno laureata 

Vi terrò aggiornati!

postato da: MelancoliaI alle ore 17:47 | link | commenti (2)
categorie: neolib

Nessun bimbo è un vegetale

Lo scrive Carlo Valerio Bellieni, neonatologo del Policlinico Universitario di Siena, in un articolo riportato da Orpheus. A me leggendolo sono salite le lacrime agli occhi, non so a voi...

Robinik frattanto illustra il Protocollo di Groningen, il tristemente famoso lavoro di due medici olandesi sull'eutanasia neonatale, a beneficio di quanti non possono acquistarlo online sul sito del New England Journal of Medicine. Il post sarà pubblicato a puntate, ma l'inizio basta e avanza per far sorgere forti dubbi etici. Si apprende ad esempio che il 60% delle morti sotto il primo anno di vita è decisa dai medici. 600 bambini su 1000 muoiono perché qualcun altro, sia pure laureato in medicina, lo decide (come diceva Rothbard? "Nessuno ha il diritto di togliere la vita e la proprietà a qualcun altro"...). Ma i medici sono uomini e in quanto tali possono sbagliarsi: se per errore sopprimessero un bambino sano? Pensiamo a quanti giustiziati sono stati riconosciuti non colpevoli dopo l'iniezione letale...

Il rapporto prosegue: Although technological developments have provided tools for dealing with many consequences of congenital anomalies and premature birth, decisions regarding when to start and when to withhold treatment in individual cases remain very difficult to make. Even more difficult are the decisions regarding newborns who have serious disorders or deformitiesties associated with suffering that cannot be alleviated and for whom there is no hope of improvement. Traduzione: Nonostante lo sviluppo tecnologico abbia fornito mezzi per trattare molte conseguenze di anomalie congenite e nascita prematura, la decisione riguardo a quandto iniziare e quando sospendere il trattamento nei casi individuali rimane molto difficile da prendere. Ancora più difficili sono le decisioni che riguardano neonati con gravi malattie o deformità associate con una sofferenza che non può essere alleviata e per la quale non c'è speranza di miglioramento.

Insomma, la ricerca scientifica riesce a curare sempre più malattie (sviluppando tra l'altro la terapia del dolore), ma se proprio non ci fosse rimedio, invece di sviluppare nuove cure, meglio considerare di staccare la spina al piccolo malato. Quel che si dice "voler tagliare la testa al toro". Il bello è che, come ammette lo stesso estensore del protocollo (il dott. Verhagen), la sofferenza non è quantificabile: per misurarla i medici fanno riferimento al battito cardiaco, alla pressione sanguigna e al comportamento dei neonati. Non so quanto possano essere validi come parametri, ma ai miei occhi di profana sembrano riferimenti piuttosto labili: chi ci dice che uno sbalzo di pressione non abbia cause diverse dalla sofferenza?

Verhagen chiosa: In Olanda l’eutanasia per le persone “competent” (sic) di età superiore ai 16 anni è stata accettata legalmente dal 1985. Il problema da considerare è ora se valga la pena di deliberare procedure per terminare la vita di neonati e bambini dato che
questi tipi di pazienti non possono esprimere le loro volontà. O dobbiamo pensare che bambini con malattie associate
a gravi e prolungate sofferenze debbano essere tenuti in vita quando la loro sofferenza non può essere sufficientemente ridotta?

Aspettando il resto, non vi nascondo che quel che ho letto, oltre a lasciarmi fortemente perplessa, mi inquieta. Non mi sento di condannare senza appello i genitori che dovessero prendere questa dolorosissima scelta, ma ribadisco quel che molti altri hanno detto: essi vanno aiutati, sostenuti psicologicamente, e soprattutto informati in modo corretto sulle possibilità dei loro figli di condurre una vita accettabile. Aggiungo che, se la terapia del dolore venisse applicata sistematicamente in modo efficace, l'eutanasia forse non sarebbe richiesta così insistentemente. Ma questa è l'opinione di una semplice studentessa che l'anatomia umana la conosce solo attraverso i disegni di Leonardo.

Concludendo, mi viene in mente Yuri. Yuri è il figlio di una mia conoscente, un bambino bellissimo con grandi occhi neri e riccioli dorati. Una grave malattia l'ha costretto sulla sedia a rotelle già quando andava all'asilo,ma per il resto è assolutamente normale, intelligente e bravo a scuola. Non posso capacitarmi che un medico avrebbe potuto sopprimerlo perché a suo giudizio "la sua qualità della vita sarebbe stata troppo bassa"..

postato da: MelancoliaI alle ore 10:12 | link | commenti (3)
categorie: groningen protocol

Strage di donne

Un articolo di Ayaan Hirsi Ali, la sceneggiatrice di Submission, pubblicato dal Corriere e riportato da Il blog di Barbara. Invito a leggerlo soprattutto le donne, perché ci rendiamo conto di quanto sia ancora lunga la strada per un riconoscimento universale, senza se e senza ma, dei nostri diritti. Diritti che abbiamo e dobbiamo rivendicare non in quanto specie protetta, ma in quanto esseri umani. L'aborto selettivo, l'infanticidio e l'incuria negano a tante piccole future donne il diritto alla vita, stravolgendo addirittura quello che è comunemente considerato un istinto naturale: l'amore della madre per la propria creatura. La violenza domestica, lo scarso riguardo per la salute femminile e gli omicidi, "d'onore" o per avidità, tolgono la vita a molte altre. E noi donne dell' Occidente stiamo a guardare.
postato da: MelancoliaI alle ore 08:23 | link | commenti
categorie: donne, across the universe
lunedì, 27 marzo 2006

Partito Neo-Lib

Proposta bomba di Jinzo. Non vi anticipo nulla per non rovinarvi la sorpresa ;-)
postato da: MelancoliaI alle ore 07:30 | link | commenti (4)
categorie: neolib
sabato, 25 marzo 2006

L'Annunciazione di Leonardo da Vinci

In questo giorno che ormai volge al termine la Chiesa Cattolica festeggia l'Annunciazione. Un tempo a Firenze (e non solo) l'anno iniziava proprio oggi, giorno dell'Incarnazione di Cristo. Ma quello di cui voglio parlarvi è uno dei quadri degli Uffizi che amo di più: l'Annunciazione dipinta da un giovanissimo Leonardo negli anni '70 del '400.

 Il dipinto giunse alla Galleria nel 1867 dalla chiesa di San Bartolomeo a Oliveto. Due anni dopo alcuni critici lo riconobbero come opera del genio di Vinci e non del Ghirlandaio, al quale la si ascriveva in precedenza. La datazione oscilla dall'inizio degli anni '70, quando Leonardo era appena ventenne (era nato infatti nel 1452) all'inizio del decennio successivo, ma quella più comunemente accettata è quella del 1475. Il restauro del 2000 ha aperto nuove ipotesi di lettura, riportando alla luce anche la corretta prospettiva della porta alle spalle di Maria, ed ha restituito al dipinto la nitida luminosità del paesaggio marino sullo sfondo e dell'alba, ora scelta simbolicamente come ambientazione della scena. Il cielo è appena sfumato di rosa, il silenzio sospeso della natura accompagna il momento chiave della Redenzione. Dà i brividi pensare che assistiamo all'alba di un nuovo giorno, della nuova era sub Gratia e di un genio dopo il quale nulla sarà più come prima. L'ombra dell'angelo si stende sui teneri fiori studiati dal vivo con quell'occhio acuto che il Nostro non perderà mai e che è stupefacente vedere già così ben sviluppato in un giovane appena uscito dalla bottega del maestro. L'arte paziente e minuziosa del fondere e polire il bronzo, appresa dal maestro Verrocchio, deve aver lasciato le sue tracce...

Proprio al Verrocchio si ispira, come un omaggio, il basamento su cui posa il leggio della Vergine, quasi una copia rimpicciolita del sepolcro di Giovanni e Piero de' Medici (zio e padre del Magnifico) in San Lorenzo a Firenze.

Verrocchio, Tomba Medici

Si è soliti notare l'errore del giovane artista nelle proporzioni del braccio destro di Maria, troppo lungo e un po' sgraziato nell'atto di sfogliare il libro. Ma a Leonardo, tanto più se a inizio carriera, si perdona tutto!

Non posso invece tralasciare lo straordinario panneggio del manto della Madonna, di cui abbiamo un disegno preparatorio (anch'esso straordinario) al Louvre. Vasari riporta che Leonardo usava vestire manichini con panni bagnati per studiare i panneggi, una pratica non rara a quel tempo.

Una curiosità: le ali dell' arcangelo Gabriele ricordano nella forma quelle di una rondine. L'ennesima prova dell' attitudine scientifica del maestro.

Non per nulla egli scriveva che il pittore deve essere universale, cioè studiare tutta la natura per riprodurla adeguatamente, poiché l'arte abbraccia tutte le cose, naturali e artificiali. Conoscere il mondo attraverso l'arte pittorica, creare un mondo entro una cornice: in questo sta il valore, che è sia scientifico sia creativo, dell'arte. "La deità che ha la scienza del pittore fa che la mente del pittore si trasmuta in una similitudine di mente divina". Omo sanza lettere, come orgogliosamente si definiva, contrapponeva alla scienza del suo tempo, basata sulle auctoritates del passato, l'esperienza diretta del mondo, quasi un'anticipazione del metodo scientifico galileiano. La scuola migliore per i pittori è la campagna, dove possono scoprire la varietà delle piante e degli animali, e la scultura è inferiore alla pittura perché non può riprodurre adeguatamente i fenomeni naturali. Da uomo pratico, estraneo alle speculazioni dottrinarie, scoprirà l'atmosfera che fa azzurri i monti lontani e avvolge il viso delle sue figure, elevandosi di gran lunga sopra chi riteneva che un uomo di scienza per essere tale dovesse parlare latino.  

Tutto questo è già presente in nuce in questa tavola dal formato inconsueto, dipinta da un ventenne dall'intelletto eccezionale. E' per questo che, nonostante le scorrettezze notate dai pedanti, mi lascia senza fiato ogni volta che la vedo.

postato da: MelancoliaI alle ore 18:24 | link | commenti
categorie: arte

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